AI, la nuova fase: non basta più investire, bisogna dimostrare che i miliardi producono risultati
Le trimestrali di Alphabet e STMicroelectronics raccontano un mercato che sta entrando definitivamente in una nuova fase dell'intelligenza artificiale. Per oltre due anni gli investitori hanno premiato quasi automaticamente l'annuncio di nuovi investimenti. Oggi iniziano a porre una domanda molto più concreta: quei miliardi stanno davvero generando ritorni?
Alphabet ha pubblicato risultati solidi — ricavi a 119,8 miliardi di dollari (+24% a/a) e ricavi del cloud in crescita dell'82%, con il backlog di Google Cloud salito a 514 miliardi — eppure il mercato ha reagito con cautela, con il titolo arrivato a cedere fino al 5% nel dopo-mercato. A pesare non è stata la crescita, ma l'ennesima revisione al rialzo dei capex, portati a 195-205 miliardi di dollari per il 2026 (dai 190 miliardi precedenti), al punto da spingere il free cash flow in territorio negativo. Va inoltre ricordato che l'utile per azione a 9,11 dollari è gonfiato da circa 98 miliardi di plusvalenze su partecipazioni, in prevalenza non realizzate: al netto di queste poste, il quadro reddituale è meno eclatante di quanto suggerisca il dato contabile. Il nodo, quindi, non è più quanto Alphabet investe, ma la velocità con cui continua ad aumentare la spesa e i tempi entro cui questa si tradurrà in utili.
Anche STMicroelectronics offre uno spunto rivelatore. Pur avendo battuto le attese nel secondo trimestre (EPS adjusted a 0,31 dollari, ricavi a 3,49 miliardi) e alzato per la seconda volta quest'anno l'obiettivo di ricavi legati ai data center — ora oltre 1 miliardo nel 2026 e ben oltre 2 miliardi nel 2027 — la guidance sul terzo trimestre (3,70 miliardi contro i circa 3,79 miliardi attesi dal consenso) ha deluso, e il titolo è arrivato a perdere fino al 17%. Il messaggio è chiaro: la domanda legata all'AI resta fortissima, ma non è ancora sufficiente a compensare la debolezza degli altri mercati finali, dall'automotive all'industria.
In altre parole, il mercato sta diventando più selettivo. Non basta più annunciare investimenti miliardari nell'intelligenza artificiale: gli investitori vogliono vedere una crescita diffusa dei ricavi, margini in miglioramento e un ritorno tangibile sul capitale investito. La sfida si sposta dalla promessa all'esecuzione. Dopo la corsa ai capex arriva il momento di dimostrare che quei miliardi possono tradursi in utili sostenibili.
Focus Hyperscaler e credito
Sullo sfondo cresce un secondo interrogativo, questa volta sul fronte del finanziamento. Gli hyperscaler — Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta — stanno sostenendo la corsa ai data center con una spesa che eccede il flusso di cassa generato, come mostra proprio il free cash flow negativo di Alphabet. Finora questi investimenti erano coperti quasi interamente con liquidità propria; ora la scala è tale da spingere le società verso il mercato dei capitali, come conferma il ricorso di Alphabet a emissioni azionarie e di titoli privilegiati per decine di miliardi di dollari. Non si tratta, almeno per ora, di uno stress sul credito: parliamo di gruppi con bilanci solidi, ampia liquidità e rating elevati. Il tema è piuttosto di disciplina finanziaria: se i capex continuano a salire mentre i ritorni tardano, cresce il ricorso al debito e aumenta l'attenzione di agenzie di rating e obbligazionisti sulla sostenibilità del ciclo di investimento. Il confine da monitorare è questo: oggi la pressione si vede sui margini e sul free cash flow, ma una fase di spesa prolungata senza un'accelerazione degli utili sposterebbe progressivamente il focus dal conto economico alla struttura del debito.
È probabilmente questo il tema che accompagnerà l'intera stagione delle trimestrali. Nei prossimi giorni tocca a Microsoft, Meta, Amazon e Apple: chiamate non solo a confermare gli investimenti in data center, chip e infrastrutture AI, ma soprattutto a mostrare come queste spese si traducano in ricavi e utili. Più dei numeri del trimestre appena chiuso, sarà la guidance su capex e ritorno degli investimenti a orientare il sentiment. Dopo Alphabet e STMicroelectronics il segnale è già netto: l'era dell'AI continua, ma gli investitori chiedono prove sempre più concrete che la corsa ai miliardi stia creando valore.
Le prossime trimestrali chiave per il tema AI

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