Bolla AI: il rischio da 1.600 miliardi per l’economia globale
Bloomberg Economics ha modellato le conseguenze di un'eventuale esplosione della bolla AI, assumendo un calo del 20% dell'S&P 500 (circa la metà del crollo registrato con la bolla dot-com), un aumento dell'incertezza, l'allargamento degli spread creditizi e un brusco arresto degli investimenti in data center. Il risultato: un colpo al PIL globale di circa 1.600 miliardi di dollari nel primo anno, pari all'1,3% del prodotto mondiale, una cifra superiore all'intera produzione annuale della Svizzera.
Per gli Stati Uniti, la combinazione tra crollo delle azioni e blocco degli investimenti in infrastrutture AI porterebbe la crescita del PIL 2027 a perdere 1,5 punti percentuali rispetto al percorso base, con due trimestri di contrazione.
La Fed risponderebbe con tre o quattro tagli, in uno scenario che per dimensioni e natura ricorda più il 2000 che il 2008: tensioni finanziarie da aumento dei default, non crisi sistemica. Le economie più esposte sarebbero Taiwan e Corea del Sud, dove la domanda di semiconduttori da parte di TSMC, Samsung e SK Hynix ha trainato la crescita recente.
Il modello stima un impatto negativo annuo di circa il 4% sul PIL taiwanese e di oltre il 2% su quello sudcoreano. Cina ed Europa subirebbero danni minori ma comunque significativi, attraverso il canale della domanda statunitense e del sentiment globale.
Sul fronte dei fondamentali, Bloomberg Economics elenca i fattori che alimentano il rischio. Nonostante gli investimenti programmati dagli hyperscaler nell'ordine di centinaia di miliardi di dollari, non emergono ancora prove di guadagni di produttività su scala economica: un'indagine del National Bureau of Economic Research su quasi 6.000 dirigenti indica che 9 su 10 non hanno rilevato impatti misurabili nei tre anni precedenti.
La maggior parte delle aziende è ancora nella fase di sperimentazione o pilota. I prezzi dei modelli AI per compiti complessi stanno scendendo rapidamente, segnale di concorrenza crescente, e i modelli open source inseguono quelli proprietari con un ritardo di soli pochi mesi, erodendo il vantaggio di prezzo delle aziende leader.
Le valutazioni delle Magnifiche 7 appaiono meno estreme di quelle dei 4 Cavalieri del dot-com (Cisco, Intel, Dell e Microsoft) prima del collasso del 2000, ma la distanza tra le aspettative degli investitori e l'orizzonte temporale reale dei ritorni sull'AI resta il principale elemento di fragilità dello scenario.
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