Il boom dell’AI rischia di alimentare una nuova inflazione
Il boom degli investimenti in intelligenza artificiale si sta affermando come il terzo grande catalizzatore inflazionistico degli ultimi anni, dopo i dazi commerciali e i rincari del carburante.

Stando a quanto riporta il Wall Street Journal, la spesa in conto capitale dei 5 principali hyperscaler, ovvero Alphabet, Amazon, Meta Platforms, Microsoft e Oracle, raggiungerà 741 miliardi di dollari nel 2026 secondo le stime di FactSet, in crescita di quasi il 75% rispetto all'anno precedente.

Il totale degli investimenti nell'infrastruttura AI da qui al 2032 potrebbe arrivare a circa 8.000 miliardi di dollari, 5 volte il valore di mercato dell'intero patrimonio immobiliare di New York. A differenza di dazi e petrolio, che rappresentano shock di offerta temporanei, quello generato dall'AI è uno shock di domanda destinato a protrarsi per anni, e buona parte di esso deve ancora materializzarsi.
Le pressioni sui prezzi si stanno già trasmettendo all'economia reale attraverso chip di memoria, componenti utilizzati in un'ampia gamma di prodotti consumer.
Nintendo, Microsoft e Sony hanno aumentato i prezzi dei propri dispositivi, e Apple ha già avvertito che i rincari sono i più grandi che Tim Cook abbia visto "in qualsiasi settore negli ultimi 40 anni".
I dati del Labor Department mostrano che i prezzi al consumo per software e accessori informatici sono saliti del 15% su base annua a maggio, mentre i prezzi all'ingrosso dei componenti elettronici hanno segnato un +27% nello stesso periodo.
Goldman Sachs stima che i data center assorbiranno quasi la metà della crescita della domanda elettrica americana fino al 2030, con ricadute sui prezzi dell'elettricità nell'ordine del 6% annuo per quest'anno e il prossimo.
L'81% degli economisti interpellati dalla National Association for Business Economics prevede che l'AI build-out contribuirà all'inflazione nei prossimi 12 mesi.
Il presidente della Fed Kevin Warsh ha sostenuto che l'AI sarà "una forza disinflazionistica significativa" nel lungo periodo, ma gli economisti di UBS ritengono che occorrano almeno un paio di anni prima che tali benefici si manifestino.
Fonte: Wall Street Journal
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