Certificati su indici, come diversificare il worst of e ridurre la dipendenza dal tema AI

Molti certificati su indici condividono oggi gli stessi fattori di rischio. Analizziamo perché la vera diversificazione passa dalla composizione del basket e come ridurre la concentrazione sul tema AI mantenendo rendimenti interessanti

Per caratteristiche distintive, abbiamo da sempre definito i certificati su indici azionari come la componente realmente core di un portafoglio in ottica di asset allocation: sottostanti ampi, diversificati, liquidi e trasparenti, con volatilità storicamente più contenuta rispetto ai basket di singoli titoli e barriere che, di norma, riescono ad offrire una buona dose di asimmetria. Restano invece confinati alla componente satellite — e quindi fuori dal perimetro di questa analisi — basket worst of su indici ma con sottostanti più volatili e legati a mercati periferici, come il Brasile, il Kospi o gli emergenti a singolo Paese, dove il rendimento offerto è semplicemente il riflesso di un rischio superiore.

Il punto è che, una volta circoscritto il campo ai classici indici azionari, emerge un problema meno evidente ma altrettanto rilevante: la concentrazione del worst of. Passando in rassegna le principali emissioni oggi presenti sul mercato secondario, ci si accorge che la stragrande maggioranza dei basket costruiti su indici "tradizionali", di fatto, ha iniziato a condividere gli stessi fattori di rischio come elemento peggiore.

Numeri alla mano, analizzando le emissioni di certificati su indici emessi nell’ultimo anno e mezzo, ai valori odierni il 16,1% vede come worst of il mercato azionario cinese, presente prevalentemente con i sottostanti iShares China Large Cap-ETF, ma anche come Shanghai Shenzhen CSI 300 e Hang Seng China Enterprises. Seguito dall’ S&P500 che nel 12,3% dei casi presente come worst of, con l’11% circa il Nikkei e a seguire con l’8,9% il Nasdaq 100.

La chiave di lettura che vogliamo dare è quella di prestare attenzione anche quando si costruisce la parte “core” di un portafoglio sfruttando i certificati su indici azionari. Inserire in portafoglio piu’ certificati per la parte principale dell’asset allocation non significa automaticamente diversificare se il numero di asset presenti nei basket è molto identico o se, in ultima istanza, oppure, seguitemi su questo, piu’ indici tendono a essere direttamente influenzati dalla stessa dinamica di fondo (tema tech/AI).

Questa convergenza, infatti, assume oggi un peso particolare proprio sul lato Tech/AI. La concentrazione degli indici statunitensi ha raggiunto livelli storicamente estremi: le Magnificent Seven pesano ormai oltre il 30% dell'S&P 500 capitalization-weighted, le prime dieci società sfiorano il 40% della capitalizzazione complessiva e il solo settore tecnologico vale circa il 34-35% dell'indice. Un basket worst of che affianca, ad esempio, S&P 500 e Nasdaq non fa che raddoppiare questa scommessa. In una fase di valutazioni tirate e di crescente rischio di rotazioni settoriali, costruire la parte core del portafoglio su strutture il cui worst of è quasi sempre lo stesso significa introdurre una fragilità sistematica: nel momento in cui il tema AI dovesse correggere, verrebbero colpite simultaneamente posizioni che sulla carta apparivano indipendenti.

Possiamo quindi riassumere alcune buone pratiche nella costruzione della componente core del portafoglio: evitare di avere troppi asset identici nei basket, ovvero, non trovarsi sovraesposti sia con i medesimi worst of o con differenti indici ma legati alla stessa narrativa.

E quindi arriviamo al cuore del nostro ragionamento, che ci porta a fare un ragionamento qualitativo e quantitativo, con l’obiettivo di trovare una soluzione che sappia davvero tornare utile in ottica di costruzione di posizione “core” da portafoglio garantendo però una buona diversificazione rispetto alle proposte fin qui presenti sul mercato.

È proprio seguendo questa logica che la nostra attenzione si concentra su un basket atipico, che da un lato presenta una nuova composizione con 2 asset non ricorrenti, di cui uno rappresenta una novità per il mercato italiano nel 2026, e al tempo stesso tende a sottopesare l’elemento di rischio oggi presente sul mercato, ovvero il tema tech/AI.

È infatti da questa duplice linea guida — diversificare il worst of e sottopesare la dinamica AI/Tech — che poniamo l’attenzione sul nuovo certificato di BBVA, agganciato a un basket composto da S&P 500 Equal Weight, Nikkei 225, Eurostoxx Banks e Emerging Markets. Una struttura che, come detto, merita attenzione su due filoni distinti.

-            Il primo è quello della diversificazione. Si tratta di un basket atipico, il primo a incorporare l'S&P 500 Equal Weight nelle emissioni del 2026 (ne troviamo all’attivo solo un altro emesso nel 2025) all'interno di un certificato di investimento. La presenza di Nikkei ed Eurostoxx Banks garantisce continuità con due sottostanti che possiamo definire imprescindibili per creare rendimento ma che si distinguono per un'impostazione sulla carta maggiormente prudente rispetto ai temi di mercato piu’ rischiosi in questo momento. Mentre la scelta di un indice Emerging Markets ampio — anziché del consueto ETF concentrato sulla sola Cina Large Cap o altri singoli Paesi— sposta il quarto fattore di rischio su un'esposizione più diffusa e meno idiosincratica, di fatto ridisegnando il profilo del worst of rispetto alla media delle emissioni concorrenti.

-            Il secondo filone del nostro ragionamento è quello del sottopeso al tema Tech/AI. Qui la scelta dell'Equal Weight è dirimente. A parità di universo investibile — le stesse circa 500 società dell'S&P 500 — la versione equipesata riduce il peso delle Magnificent Seven da oltre il 30% a circa l'1,4% e riporta il settore tecnologico dal 34-35% ad appena il 13,4%, ridistribuendo l'esposizione verso industriali, finanziari e mid cap. In altri termini, il basket consente di mantenere una piena esposizione all'azionario americano senza ereditarne la concentrazione sui pochi mega-cap tecnologici: esattamente ciò che manca alla quasi totalità delle strutture oggi sul secondario.

Su questa chiave di lettura è interessante far riferimento all’analisi intramarket di seguito riportata.

Si comprende così ancora piu’ chiaramente questa seconda chiave di lettura che pone l’accento su come si riduca il peso specifico del segmento tech americano con la scelta di ricorrere all’S&P 500 versione Equal Weight. Non abbiamo chiaramente la presenza del tech sul settoriale bancario e risulta piuttosto diluita sul Nikkei 225.

Attenzione all'Emerging Markets. Oggi l'MSCI EM è uno degli indici più concentrati sui semiconduttori: Taiwan è il primo Paese (~27%), TSMC la prima posizione, e i tre chipmaker asiatici valgono oltre il 30% dell'indice.

La presenza di questo asset nel basket non demolisce a nostro avviso la tesi: tre gambe su quattro restano genuinamente a basso contenuto AI, e il basket aggregato è molto meno esposto di un certificato su S&P 500 (versione classica), Nasdaq o Kospi. Di fatto la presenza dell’Emerging Markets risponde al primo filone del nostro ragionamento, è comunque elemento non ricorrente nei basket e questo può essere inteso come struttura nel complesso diversificata. E, questo non dimentichiamocelo mai, la volatilità piu’ alta dell’Emerging Markets (34,2% di IVOL) è l’elemento che va a finanziare e a tenere su standard molto interessanti una struttura su indici, sebbene sia stato in generale sottopesato il tema tecnologia.

Più che cercare il certificato con la cedola più elevata, oggi diventa quindi importante interrogarsi sulla qualità del basket sottostante. In un mercato sempre più concentrato sul tema AI, la vera diversificazione passa anche dalla scelta degli indici che compongono il worst of.

Non ci resta ora che entrare nel dettaglio del certificato, anche per chiarire la caratteristica di rischio-rendimento che abbiamo appena introdotto.

Il certificato finito sotto la lente è il Phoenix Memory Step Down (Isin XS3413077085) emesso da BBVA con scadenza di solo un anno e agganciato ad un basket composto dall’S&P 500 Equal Weight, Nikkei 225, Eurostoxx Banks e iShares MSCI Emerging Market. Il certificato che è stato lanciato in modalità Forward Fixing, scambia attualmente sotto la pari a 995,23 euro nonostante la data per rilevare gli strike iniziali avverrà solo alla chiusura del 28 luglio. Il certificato prevede una barriera capitale tale da immunizzare le perdite a scadenza entro il -40% del worst of e una cedola mensile dell’1,09% (pari al 13,08% annuo). Il livello di rendimento risulta essere molto interessante e si colloca tra la parte alta delle emissioni su temi “core” ovvero su strutture legate ad indici tradizionali. Risultato ancor piu’ eclatante se vogliamo, per via della scelta evidente dell’emittente di lanciare un prodotto sottopesato sul tema della tecnologia. Aiuta a raggiungere questo target, ovvero l’esigenza di avere in ogni caso accesso ad un buon livello di rendimento, la presenza di opzioni autocallable di stampo “fast” che possono far scattare il rimborso anticipato già dalla prima data utile (28/08/2026) con trigger autocall iniziale del 100% degli strike per poi decrescere di mese in mese dell’1%, grazie allo Step Down.

Questo articolo cita strumenti finanziari identificati da codice ISIN. Ai sensi dell'art. 20 del Regolamento (UE) 596/2014 (MAR) è disponibile gratuitamente l'elenco degli articoli diffusi negli ultimi 12 mesi.

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