Crisi Starmer: perché i GILT spaventano il Regno Unito
Il Regno Unito sta attraversando una fase politica ed economica particolarmente delicata. Il Primo Ministro Keir Starmer, leader del partito Laburista, è sottoposto a una crescente pressione dopo la pesante sconfitta del suo partito alle elezioni locali della scorsa settimana. Numerosi deputati laburisti ne hanno chiesto pubblicamente le dimissioni.
La crisi politica si è immediatamente riflessa sui mercati finanziari. I rendimenti dei titoli di Stato britannici (GILT) sono saliti ai livelli più alti degli ultimi trent’anni. Per il governo, questo significa interessi più alti da pagare sul debito. Anche la sterlina ha perso terreno contro le principali valute.
La pressione sul Primo Ministro
Per attivare formalmente una sfida alla leadership del Labour servono 81 deputati a sostegno di un candidato alternativo, pari al 20% del gruppo parlamentare. Quella soglia è già stata superata: i parlamentari che hanno chiesto pubblicamente le dimissioni di Starmer sono più di 81. Il Labour conta in tutto 403 deputati alla Camera dei Comuni, ma manca ancora un candidato unico in grado di raccoglierne il sostegno compatto.
La riunione di gabinetto
Questa mattina, durante una riunione di gabinetto già in calendario, Starmer ha confermato l’intenzione di restare in carica. Ha assunto la responsabilità del risultato elettorale, ma ha ricordato che la procedura formale per una sfida alla leadership non è stata attivata. «Il Paese si aspetta che continuiamo a governare», ha dichiarato, definendo le ultime quarantotto ore «destabilizzanti» e con un «reale costo economico per il Paese e per le famiglie».
Alcuni ministri lealisti hanno espresso sostegno pubblico al premier al termine dell’incontro: la responsabile dell’Innovazione Liz Kendall, il ministro del Lavoro Pat McFadden e il ministro per l’Edilizia abitativa Steve Reed. «Il Primo Ministro continuerà a svolgere il proprio incarico», ha sintetizzato McFadden. Altri esponenti di rilievo, come il ministro dell’Energia Ed Miliband, hanno lasciato Downing Street senza rilasciare dichiarazioni: un’assenza di posizione che molti osservatori interpretano come un segnale di prudenza, se non di distanza.
La strategia verso Streeting
La linea di Downing Street è orientata in modo specifico verso il ministro della Salute Wes Streeting, considerato il principale candidato alternativo dell’area moderata. L’obiettivo è indurlo a una candidatura aperta, contando sul fatto che l’ala sinistra del partito non lo gradirebbe e si mobiliterebbe per fermarlo. Nelle ultime ore, tuttavia, anche un collaboratore di Streeting si è unito a chi chiede le dimissioni del premier, alimentando l’ipotesi che il ministro stia effettivamente preparando una propria corsa.
Perché conta il movimento dei GILT
I GILT sono i titoli di Stato del Regno Unito: il governo li emette per finanziarsi sul mercato, impegnandosi a rimborsarli con il pagamento di un interesse. Quando la fiducia degli investitori diminuisce, il rendimento richiesto sale, e con esso il costo del debito per lo Stato.
In queste ore i numeri sono significativi. Il rendimento del gilt a trent’anni è salito al 5,81 per cento, il livello più alto dal 1998. Quello a dieci anni ha toccato il 5,14 per cento. La sterlina ha perso lo 0,7% contro il dollaro, scendendo a quota 1,3517. L’indice azionario FTSE 250, che raccoglie le società britanniche a media capitalizzazione, ha ceduto l’1,1%.
Dopo le dichiarazioni di Starmer e in assenza di una sfida formale, GILT e sterlina hanno recuperato parte delle perdite nel corso della giornata. Gli analisti restano però cauti: alcuni indicano che il rendimento trentennale potrebbe salire ulteriormente, fino al 5,90 per cento.
Le ragioni della diffidenza dei mercati
Gli investitori temono che un eventuale successore di Starmer sia più orientato a sinistra e meno attento alla disciplina di bilancio, con l’effetto di aumentare il debito pubblico. Questa preoccupazione ha trovato conferma in un fatto politico rilevante: un gruppo di oltre cento deputati dell’ala sinistra del Labour ha sottoscritto un documento in cui chiede un «nuovo quadro economico», meno vincolato dalla «cautela» fiscale dell’attuale governo. È un segnale che la fronda interna non riguarda solo la leadership, ma anche l’impostazione complessiva della politica economica.
Il responsabile della strategia sul reddito fisso di una nota banca d’investimento ha riassunto così la situazione: «Questa pressione, in una lunga sequenza di sconvolgimenti politici, conferma la percezione che non esista un piano credibile per rimettere in ordine le finanze del Paese. I GILT resteranno sotto pressione, qualunque sia l’esito di oggi».
I possibili successori
I prediction markets offrono un’indicazione su come scommettitori e osservatori stiano leggendo la corsa alla successione. Sui contratti scambiati su Polymarket, le probabilità di occupare Downing Street entro fine anno sono distribuite così:
- Andy Burnham, sindaco di Greater Manchester: 28%;
- Wes Streeting, ministro della Salute: 21%;
- Angela Rayner, ex vicepremier: 17%;
- Keir Starmer (cioè la sua permanenza in carica): 14%.
Angela Rayner è la candidata che gli investitori considerano meno favorevole. È identificata con l’ala sinistra del partito e una sua eventuale vittoria rapida verrebbe letta come un’apertura a una politica di maggiore spesa pubblica. Rayner ha già chiesto un cambio di direzione sulla politica economica.
Andy Burnham, sindaco di Manchester, è una figura politica di lungo corso. Attualmente non siede in Parlamento e non può quindi candidarsi subito alla leadership: dovrebbe prima rientrare a Westminster, con tempi tecnici inevitabili. I mercati lo guardano con cautela per alcune sue dichiarazioni passate, in cui ha sostenuto che il Paese è «in ostaggio» dei mercati obbligazionari. Burnham ha poi precisato di essere stato frainteso, ma le sue parole hanno comunque pesato. Una transizione più lunga, che gli consentisse di rientrare in Parlamento e candidarsi nei prossimi mesi, sarebbe probabilmente accolta dai mercati con meno tensione.
Wes Streeting, ministro della Salute, è ritenuto il candidato più rassicurante per gli investitori, in quanto espressione dell’area moderata del partito.
La posizione dei grandi investitori istituzionali
A confermare la cautela degli operatori istituzionali è stata la presa di posizione di Schroders, casa di gestione londinese con circa 1.100 miliardi di dollari di patrimonio amministrato. Un gestore obbligazionario del gruppo ha dichiarato di restare fuori dai GILT in attesa di un chiarimento del quadro politico: «Abbiamo già visto questo film: il Regno Unito sembra a buon mercato e poi diventa solo più a buon mercato. Per ora preferiamo restare in panchina».
Anche con rendimenti del decennale oltre il 5%, il livello più alto dal 2008, il rischio politico viene considerato eccessivo rispetto al rendimento offerto. La casa preferisce in questa fase altri mercati, come il Canada, che presenta un’inflazione più contenuta e una situazione fiscale più solida.
Il contesto: un’instabilità di lungo periodo
La vicenda va inquadrata in una traiettoria più ampia. Starmer è il quarto Primo Ministro britannico in quattro anni, e questa instabilità ha indebolito la fiducia degli investitori internazionali nel Regno Unito. Il mercato dei GILT dipende inoltre sempre più da acquirenti globali, mentre la domanda tradizionale dei fondi pensione interni è in calo.
Il precedente più rilevante è quello del 2022, quando il mini-budget dell’allora premier Liz Truss provocò un crollo della sterlina e un’impennata dei rendimenti dei GILT, costringendo la Banca d’Inghilterra a un intervento d’emergenza. Truss perse l’incarico dopo poche settimane. Da allora il mercato del debito è diventato un fattore decisivo nella politica britannica.
La storia recente offre però anche esempi opposti. Jeremy Corbyn, predecessore di Starmer alla guida del Labour, ha resistito per oltre tre anni a una rivolta interna prima di lasciare nel 2019. Boris Johnson, sul fronte conservatore, si è dimesso nel 2022 solo quando le dimissioni a catena dei suoi ministri hanno raggiunto una soglia critica. Per Starmer, dunque, molto dipenderà dalla compattezza del gabinetto nelle prossime ore.
Starmer e la Cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves hanno costruito la propria credibilità su regole fiscali rigorose, pensate per rassicurare gli investitori. Questa disciplina ha però limitato la capacità di spesa del governo sui servizi pubblici, alimentando il malcontento di parte del partito e sfociato oggi nell’appello dei cento deputati per un cambio di impostazione.
Un dato chiarisce la portata del problema: circa una sterlina ogni dieci spese dal governo britannico è oggi destinata agli interessi sul debito. Se i rendimenti continueranno a salire, quella quota crescerà ulteriormente, riducendo le risorse disponibili per i servizi pubblici.
Gli scenari possibili
Il quadro resta in evoluzione e tutte le opzioni sono ancora aperte. Si possono individuare tre scenari principali.
Nel primo, Starmer riesce a resistere nel breve periodo, sfruttando le divisioni dei suoi avversari, e arriva all’autunno ancora in carica. I mercati si stabilizzerebbero, ma resterebbero “in allerta”.
Nel secondo, Starmer accetta di dimettersi con un calendario di transizione sufficientemente lungo da permettere a Burnham di rientrare in Parlamento e candidarsi. Sarebbe la transizione meno traumatica per i mercati.
Nel terzo, lo scenario più temuto dagli investitori, il premier lascia rapidamente e una corsa lampo apre la strada ad Angela Rayner. In questo caso il rischio è una reazione dei GILT paragonabile a quella del 2022 con Liz Truss.
In tutti i casi, il vero punto di riferimento per la politica britannica non è più solo il Parlamento, ma il mercato dei titoli di Stato. E il segnale che quel mercato sta inviando in queste ore è inequivocabile.
Condividi su
Informazioni sull'autore
Ti è piaciuto l'articolo?
Non perderti neanche un contenuto, iscriviti subito alla newsletter gratuita di FreeFinance!
Iscriviti alla newsletterArticolo completo su FreeFinance Pro
L'articolo completo è disponibile su FreeFinance Pro, che richiede la registrazione gratuita. Proseguendo, verrai reindirizzato alla pagina dell'articolo sulla piattaforma FreeFinance Pro.