I chip risorgono e trascinano Wall Street: miglior seduta da aprile 2025

Dopo giorni di vendite sull’intelligenza artificiale tornano i compratori. Microsoft +17%. Ma luglio resta il mese peggiore per i semiconduttori dal 2008

Il rimbalzo dei giganti dei semiconduttori ha risollevato la Borsa americana, con gli investitori tornati a comprare sui ribassi nella convinzione che la corsa dell’intelligenza artificiale — il motore di questo mercato toro — non sia ancora finita.

L’indice dei big dei chip ha guadagnato l’8,4%, mentre il Nasdaq 100 è salito del 3,5% appena un giorno dopo essere entrato in “correzione tecnica”, cioè oltre il 10% sotto i massimi. A trainare è stata Microsoft, in rialzo del 17% grazie alla forte crescita del cloud, seguita da Oracle, spinta dall’ampliamento della partnership con Google sull’AI Gemini. Non è bastata la delusione per le previsioni di Meta a frenare la seduta. Ancora più forti i recuperi di Bloom Energy, Sandisk e CoreWeave, tutte oltre il 20% dopo i crolli delle settimane precedenti.

Il rimbalzo va però messo in prospettiva: nonostante il balzo, i produttori di chip restano in calo del 21% da inizio luglio, quello che si avvia a essere il peggior mese dal 2008. Dopo una corsa straordinaria, il settore convive con aspettative altissime che lasciano poco spazio alle delusioni.
«Nonostante la volatilità di breve periodo, le prospettive per l’azionario americano restano costruttive», ha commentato Sameer Samana di Wells Fargo Investment Institute, citando utili societari solidi, adozione crescente dell’AI ed economia resiliente. Sulla stessa linea Keith Lerner di Truist, secondo cui la debolezza recente somiglia più a un raffreddamento di un mercato surriscaldato che a un’inversione di tendenza: «Il mercato toro resta intatto».

Non tutti invitano a rilassarsi. «Restiamo positivi sulla crescita dell’AI, ma gli investitori dovrebbero gestire il rischio di concentrazione allargando l’esposizione ai titoli tecnologici più difensivi», ha avvertito Ulrike Hoffmann-Burchardi dell’UBS Chief Investment Office. Sul fronte macro, i dati hanno mostrato consumi in ripresa e investimenti delle imprese solidi, pur a fronte di una crescita più debole del previsto. Dopo la decisione della Federal Reserve, i titoli di Stato a lunga scadenza hanno sottoperformato e il dollaro è arretrato; lo yen è salito del 2,7%, alimentando voci di un intervento della Banca del Giappone. Il petrolio è sceso con la ripresa del traffico navale nello Stretto di Hormuz, mentre i titoli di Stato britannici a breve sono saliti dopo che la Bank of
England ha lasciato i tassi invariati.

Ora l’attenzione si sposta sui conti di Apple e Amazon, attesi come prova del nove per i “Magnifici Sette”, rimasti quest’anno indietro rispetto al mercato per i dubbi su quando le enormi somme investite nell’AI cominceranno a rendere

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