Inflazione: Fed, BCE e BoE alle prese con pressioni diverse
Fed, BCE e Bank of England affrontano pressioni inflazionistiche di natura diversa. Secondo i modelli di Bloomberg Economics, negli USA è soprattutto la domanda a mantenere elevata la crescita dei prezzi, mentre nell’Eurozona e nel Regno Unito prevalgono gli shock dell’offerta.
Negli USA, gli shock dell’offerta spiegano circa 2/3 dell’accelerazione dell’inflazione tra febbraio e maggio e gran parte del successivo rallentamento. La domanda continua a mantenere la dinamica dei prezzi sopra la media storica e il suo contributo si è rafforzato dall’inizio dell’anno. Bloomberg Economics prevede che l’inflazione resti elevata, intorno al 3%, fino al primo trimestre del 2027.
Nell’Eurozona, gli shock dell’offerta avrebbero contribuito per circa 1,3 punti percentuali all’aumento complessivo di 1,9 punti dell’inflazione tra febbraio e settembre. Il contributo della domanda è cresciuto negli ultimi mesi, coerentemente con un’economia più resiliente delle attese, ma resta nettamente inferiore. Gli economisti prevedono che i prezzi energetici spingano ulteriormente al rialzo l’inflazione entro fine anno.
Anche nel Regno Unito la recente accelerazione dei prezzi è riconducibile soprattutto all’offerta, mentre il contributo della domanda è rimasto sostanzialmente neutrale. L’inflazione resta comunque sensibilmente sotto i livelli del 2025, quando era stata sostenuta da rincari dei prezzi amministrati e aumenti delle imposte.
Bloomberg Economics si attende una disoccupazione pressoché stabile nel breve termine e ulteriori pressioni sull’inflazione nei prossimi mesi dovute all’energia.
Fonte: Bloomberg Economics
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