S&P 500 ai massimi: Burry teme un nuovo crollo stile 1987
Michael Burry ha avvertito di vedere echi del 1987 dopo che l'S&P 500 ha toccato un nuovo top assoluto in chiusura a distanza di 42 sedute. In un post su X Burry ha scritto di continuare a ritenere possibile trovarsi vicino a un massimo di rilievo e a un crollo in stile 1987, pur riconoscendo che i nuovi record dell'indice tenderanno ad attirare nuova liquidità sul mercato.
Il precedente del 1987 e i segnali sull’S&P 500
Il riferimento è al Black Monday del 19 ottobre 1987, quando il Dow Jones crollò del 22,6% nella peggiore seduta della sua storia in termini percentuali.
Burry ha inoltre richiamato un’analisi di Jonathan Krinsky di BTIG Research, secondo cui il rialzo del 5% messo a segno dall’S&P 500 in quattro sedute fino al nuovo massimo di martedì si era verificato soltanto altre tre volte negli ultimi 30 anni.
Commentando i precedenti, Burry ha ricordato il 21 marzo 2000, in prossimità del picco della bolla tecnologica, e il 23 aprile 1999, quando molte delle dot-com già quotate iniziarono a crollare, osservando che non si erano rivelati momenti favorevoli per acquistare.
Volatilità e leva: perché il rally può diventare fragile
Burry ha avvertito che il calo della volatilità in un mercato rialzista spinge i fondi che calibrano l’esposizione in base al rischio ad aumentare la leva, trascinando con sé anche le strategie momentum di altri grandi investitori. Queste posizioni possono però invertirsi rapidamente in caso di cambio di scenario.
Le scommesse ribassiste di Burry sui semiconduttori
L’investitore mantiene la propria scommessa ribassista sui semiconduttori tramite opzioni put sull’ETF iShares Semiconductor e una posizione corta diretta sullo stesso strumento, dopo aver rivelato a fine 2025, tramite Scion Asset Management, lo scetticismo sul trade dell'intelligenza artificiale con posizioni corte su Palantir e Nvidia.
Secondo quanto riportato, Burry ha nel frattempo chiuso le posizioni lunghe e le opzioni call su Microsoft, le posizioni corte e le put su Oracle e le put su Palantir con scadenza gennaio 2026, pur mantenendo la scommessa ribassista sul titolo, mentre ha rinnovato le put su Nvidia spostandole a giugno 2027 e la posizione corta sull'Invesco QQQ a febbraio 2027.
La risposta alle previsioni di Burry
Non tutti condividono le sue previsioni: Kip Herriage, Managing Partner e fondatore di Vertical Research Advisory, ha replicato su X sostenendo che, salvo eventi eccezionali, in un mercato rialzista di questa ampiezza e forza le posizioni corte di Burry finirebbero spazzate via entro il 2027, definendo quello in corso un bull market generazionale destinato a superare ampiamente i risultati della bolla dot com e a proseguire fino agli anni 2030.
Michael O'Rourke di JonesTrading richiama infine l'attenzione sul crollo dei prezzi dei token AI: nello stesso arco temporale in cui il rally dell'intelligenza artificiale ha spinto l'S&P 500 in rialzo del 6%, il Silicon Data LLM Token Expenditure Index è sceso del 7,2%, portandosi a un progresso da inizio anno del 3,66% dopo essere arrivato a segnare un +65% a maggio.
Per O'Rourke, il crollo dei prezzi rende più difficile per i produttori dei grandi modelli linguistici raggiungere la redditività, un rischio non secondario dato che gran parte degli investimenti nel comparto si basa proprio sulle loro prospettive di domanda.
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