Inflazione USA: ecco perché nel 2026 si avvicinerà al target
09 gennaio 2026
Durante il 2025 i progressi sul fronte inflazionistico sono stati limitati per gli Stati Uniti, con gli analisti di Goldman Sachs che si aspettano un PCE al 2,7% a/a a dicembre 2025, rispetto il 3% di un anno prima.

Per GS, la maggior parte dell’overshoot attuale è dovuta a dazi più alti del previsto e non a pressioni sui costi più consistenti. Nel 2026 le cose dovrebbero cambiare, grazie tre fattori: minore impulso delle tariffe, prezzi più moderati della componente abitativa e raffreddamento del mercato del lavoro.
- Per quanto riguarda il primo punto, si stima che i dazi abbiano avuto un impatto di 0,5 punti percentuali al PCE core annuale. Questo implica che senza questo effetto, il dato si attesterebbe intorno al 2,3%. Per il 2026, le previsioni sono di un impatto pari a 0,8 punti nella prima metà dell’anno, per poi passare a 0,2 punti entro dicembre.
- Sul secondo punto, le previsioni sono per un undershoot del ritmo pre-pandemico per quanto riguarda la componente abitativa. Questa misurazione dovrebbe scendere dal 3,7% di settembre 2025 al 2,3% a dicembre 2026.
- In terzo luogo, la crescita dei salari ha rallentato fino a raggiungere un tasso in linea con il target e dovrebbe esercitare una pressione al ribasso sull’inflazione dei servizi non legati all’edilizia abitativa. Un’eccezione dovrebbe essere rappresentata dalla categoria dei servizi sanitari, che dovrebbe accelerare dal 2,6% del 2025 al 2,9%.

In sintesi, il PCE core a fine 2026 dovrebbe attestarsi al 2,1%, mentre il CPI al 2%.
Fonte: ricerca Goldman Sachs
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