Il paradosso del rally USA: azioni e cash ai massimi

L'attuale ciclo rialzista presenta un'anomalia rispetto ai precedenti: gli indici azionari statunitensi hanno toccato più volte i massimi storici, mentre i fondi del mercato monetario hanno contemporaneamente raggiunto un record di 7.900 miliardi di dollari di asset. Anche i depositi bancari delle famiglie restano vicini ai massimi storici.

La logica convenzionale vorrebbe che i nuovi massimi di Borsa drenassero liquidità dai parcheggi a breve verso le azioni. In questa fase, invece, sta accadendo qualcosa di diverso: gli investitori partecipano selettivamente al rally, ma continuano a mantenere buffer di liquidità significativi.

Il dato suggerisce che il rialzo non sia stato alimentato da uno svuotamento dei parcheggi di liquidità, ma da una partecipazione più selettiva: gli operatori restano esposti al mercato azionario, mantenendo però un piede nel cash attraverso fondi monetari, depositi e strumenti cash-like come gli ETF su Treasury bill.

Due fattori spiegano questo fenomeno. Il primo è il rendimento: i fondi monetari offrono ancora circa il 4%, un'alternativa risk-free sufficientemente attraente da ridurre l'incentivo a spostare capitale verso asset rischiosi.

Storicamente, il flusso dai money market verso l'azionario tende a rafforzarsi quando i rendimenti a breve scendono verso il 3%: se la Fed dovesse tagliare i tassi fino a quel livello, una parte dei 7.900 miliardi parcheggiati potrebbe diventare un importante catalizzatore di domanda aggiuntiva per le azioni.

Il secondo fattore è strutturale e più duraturo: dopo la rottura della correlazione negativa tra azioni e obbligazioni nel 2022, i bond hanno perso parte del loro ruolo di copertura affidabile nei portafogli.

I fondi monetari hanno colmato quel vuoto, offrendo rendimenti comparabili ai portafogli obbligazionari tradizionali senza il rischio di duration. Il risultato è che i money market fund hanno superato i fondi obbligazionari in quota di mercato già nel 2022 e rappresentano oggi circa il 24% degli asset nei fondi, contro il 18% dei bond.

La liquidità, quindi, non viene più letta solo come riserva temporanea in attesa di essere investita. È diventata un’allocazione strategica a pieno titolo, con una funzione di protezione dal ribasso che molti investitori considerano oggi più affidabile di quella offerta dai titoli di Stato a lunga scadenza.

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