Treasury USA: i rendimenti sono sottovalutati?

Secondo gli analisti di BCA Research, i Treasury statunitensi hanno perso il ruolo di asset privo di rischio per eccellenza. Anche se la probabilità che i detentori non vengano rimborsati integralmente è bassa, non è più pari a zero.

Ora ci potrebbe essere un errore di valutazione dei mercati, dato dal fatto che manca un premio geopolitico nei bond governativi statunitensi.

Oltre a questo, bisogna considerare che le politiche dell’Amministrazione Trump rischiano di far aumentare le aspettative di inflazione negli Stati Uniti, che a loro volta esercitano pressioni al rialzo sui rendimenti dei Treasury.

In effetti, l’inflazione negli USA è rimasta intorno al 3% per più di due anni. In questo quadro però, la componente inflazionistica del Treasury a lungo termine è ancora nei pressi del 2%. Se le pressioni sui prezzi continuassero a veleggiare al 3%, allora cresceranno le probabilità di un riprezzamento verso questo nuovo tasso di equilibrio.

Interessante la considerazione di BCA, secondo cui se l’inflazione è ferma e l’occupazione è stabile, allora l’economia ha raggiunto il tasso naturale di disoccupazione al quale l’inflazione è stabile.

A quanto dicono i dati, questo livello non è coerente con un’inflazione al 2%, ma al 3%.

Facendo pressioni alla Fed per tagliare i tassi, l’Amministrazione Trump sta rendendo sempre più improbabile un ritorno al 2% delle pressioni sui prezzi.

Le aspettative di inflazione del mercato sono calcolate prendendo l’ultimo dato sull’inflazione (tasso annualizzato a 3 mesi), proiettandolo linearmente su un tasso di equilibrio a 2 anni e ipotizzando che l’inflazione rimanga all’equilibrio per il periodo di proiezione. Recentemente, questo tasso implicito ha iniziato a salire, sganciandosi dal 2%.

Questo meccanismo sarebbe invertito con una recessione USA. Tuttavia, le probabilità che ciò accada sono in discesa. BCA ritiene quindi che potrebbe essere interessante sottopesare la duration e privilegiare bond governativi tedeschi e britannici rispetto a quelli statunitensi e giapponesi.

Ma cosa significa questo per le azioni? Non è necessariamente negativo se la componente dei rendimenti che aumenta è quella relativa alle aspettative di inflazione e non quella reale. Se la parte di rischio geopolitico si manifestasse su quest’ultimo fattore, le azioni potrebbero reagire negativamente. Al contrario, se si assistesse ad una graduale ricalibrazione delle aspettative di inflazione, i titoli azionari dovrebbero riuscire ad assorbire l’impatto. Tutto questo a patto che non si verifichi un’esplosione delle aspettative in stile anni ’70.

Fonte: ricerca BCA Research

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