Semiconduttori, il rimbalzo più forte da aprile 2025: cosa è successo davvero
L'indice di Filadelfia ha guadagnato l'8,19% in una sola seduta, chiudendo comunque il peggior mese dal 2008, e la Corea (indice KOSPI) ha messo a segno il rialzo giornaliero più ampio della sua storia. Nelle stesse ore un hedge fund da 45 miliardi ha finito di smontare il proprio portafoglio e Apple ha avvertito che le memorie stanno diventando introvabili. Sono tre notizie che vanno lette insieme
La notizia
Giovedì 30 luglio il Philadelphia Semiconductor Index ha guadagnato l'8,19%: la seduta migliore da aprile 2025, e la prima interruzione di una serie che aveva visto il Nasdaq 100 chiudere in rosso per sei volte consecutive. Gli indici generali hanno seguito a distanza — Nasdaq 100 +3,4%, S&P 500 +1,7% a 7.437,63 punti, Nasdaq Composite +2,8% a 25.122,18 — perché il movimento è stato concentrato in due punti soltanto: Microsoft, salita del 16% e capace di aggiungere circa 450 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola giornata, come nessun titolo aveva mai fatto prima in una seduta, e tutto ciò che ruota attorno alle memorie.

L'onda si è propagata all'Asia con un'intensità che il mercato coreano non aveva mai sperimentato: il Kospi ha registrato il maggior rialzo giornaliero di sempre, trainato da SK Hynix e Samsung Electronics, cioè da due titoli che nei tre giorni precedenti erano stati tra i più colpiti del listino. Prendendo il recupero nella sua interezza, ossia misurandolo dalla chiusura di mercoledì, si arriva a numeri che su capitalizzazioni di questa taglia non appartengono al funzionamento ordinario di un mercato: SanDisk oltre il 37%, SK Hynix quasi il 32%, Micron oltre il 27%, Marvell il 22%, Intel e AMD nell'intorno del 19%. Bloom Energy e CoreWeave, sulla sola seduta americana, hanno superato il 20%.
Il rimbalzo ha ridotto il calo mensile dell'indice al 21%, che resta comunque il peggior mese dal 2008 e arriva subito dopo il miglior trimestre della sua storia, un +81% nel secondo trimestre. Dal picco del 22 giugno la discesa aveva toccato il -28,6%. Micron ha perso il 35,98% in luglio, da 1.154,29 a 739 dollari: non le capitava dal novembre 2008. E nella stessa seduta è emersa la notizia che ha permesso di rileggere l'intero mese: Citadel ha rilevato il grosso del portafoglio azionario quotato di Situational Awareness, l'hedge fund di Leopold Aschenbrenner, costretto a liquidare per far fronte alle richieste di margine dei suoi prime broker.
La leva che nessuno stava guardando
La cronologia aiuta più di qualsiasi commento. Situational Awareness nasce nel 2024 dall'omonimo saggio con cui Aschenbrenner, allora poco più che ventenne e appena uscito da OpenAI, sosteneva che l'intelligenza artificiale avrebbe richiesto un'espansione enorme di chip, memorie, data center ed energia. Il fondo aveva otto dipendenti e nel primo semestre del 2026 ha prodotto un rendimento netto del 439%. A inizio luglio gestiva 45 miliardi di dollari. Il portafoglio era la traduzione letterale della tesi: SK Hynix, Micron, SanDisk, CoreWeave, Bloom Energy, Nebius, con in aggiunta posizioni corte sul software, Adobe fra tutte. Su questo impianto Goldman Sachs, JPMorgan e Bank of America avevano concesso una leva pari a quattro-cinque volte il capitale. Barclays, interpellata per allargare il perimetro dei finanziatori, aveva rifiutato proprio per l'eccessiva concentrazione su un solo settore.
Quando i semiconduttori hanno cominciato a scendere, le due gambe del portafoglio si sono mosse nella stessa direzione sbagliata: i lunghi perdevano e i corti sul software salivano. Le margin call sono diventate vendite forzate, le vendite forzate hanno spinto ancora più giù gli stessi titoli, e il ciclo si è auto-alimentato. Millennium e Jane Street hanno esaminato il blocco senza comprarlo; Citadel ha chiamato, ha trattato per una notte intera e ha chiuso a sconto poco prima dell'apertura di giovedì. Gli attivi sono scesi a circa 10 miliardi, a fine mese il fondo segnava -67% su luglio, l'anno resta comunque a +80% e in mano al fondo è rimasta la partecipazione da 5 miliardi in Anthropic. Il paragone con Archegos è inevitabile, ma qui non c'è stato né un fallimento né un buco per le banche: la leva è stata rimborsata.
Da qui le due letture del rimbalzo, ed è onesto tenerle entrambe sul tavolo. La prima è tecnica. Se una parte rilevante della discesa di luglio è stata prodotta da un venditore obbligato a vendere, allora la scomparsa di quel venditore basta a spiegare il rimbalzo, senza bisogno di invocare alcun miglioramento dei fondamentali. Depone a favore il fatto che i titoli più esplosivi non siano stati i leader del comparto, ma esattamente quelli su cui il fondo era più esposto — SanDisk, SK Hynix, CoreWeave, Bloom Energy — cioè i nomi più massacrati nelle sedute immediatamente precedenti. Uno strategist di Bloomberg lo ha detto senza giri di parole: il recupero di tecnologia e momentum somiglia più a uno squeeze di posizionamento che all'inizio di un movimento risk-on duraturo. E già mercoledì il gestore Vuk Vukovic osservava che quella caduta era «del tutto ingiustificata: doveva esserci qualcos'altro dietro».
La seconda lettura è fondamentale, ed è altrettanto documentata. Nella stessa finestra di quarantott'ore Microsoft ha riportato ricavi per 90 miliardi (+18%), un Azure in accelerazione al +43% dal +40% del trimestre precedente e sopra i 100 miliardi di fatturato annuo, utili per azione a 4,74 dollari contro i 4,24 attesi e — dettaglio decisivo per il mercato — un capex trimestrale di 41 miliardi, sotto i 42 temuti, con l'impegno a restare a flusso di cassa positivo. Lam Research ha pubblicato ricavi e utile per azione da record, 6,72 miliardi e 1,82 dollari, con una guidance esplicitamente costruttiva su 2026 e 2027. Amazon ha guadagnato il 9,5% nelle contrattazioni serali dopo un trimestre oltre le stime, con AWS in crescita del 37% a cambi costanti e in accelerazione per il quinto trimestre di fila. Meta ha comunicato impegni di spesa futuri per quasi 700 miliardi. Sono numeri che rispondono in modo diretto al dubbio che aveva aperto il mese: se la spesa in intelligenza artificiale stesse iniziando a produrre ritorni.
C'è però un terzo elemento, che non appartiene a nessuna delle due letture e che per chi guarda al settore in ottica di investimento è probabilmente il più istruttivo delle ultime quarantott'ore. Apple ha chiuso il trimestre sopra le attese — 109,42 miliardi di ricavi, +16%, utile per azione a 2,02 dollari contro 1,89 — e ha perso comunque oltre il 6%. Il colpevole è la guidance: crescita attesa tra il 9% e l'11% contro un consenso sopra il 12%, con vincoli di fornitura destinati a peggiorare in misura significativa su iPhone, Mac e iPad. Il problema non è la domanda, che resta solida, ma l'accesso ai nodi produttivi avanzati e soprattutto il prezzo delle memorie, che Tim Cook ha paragonato a una piena secolare.
E' opportuno fermarsi su cosa significhi quella frase per un investitore sui semiconduttori, perché il mercato l'ha letta come una brutta notizia su Apple ed è invece un'informazione su tutt'altro. Il margine che Cupertino sta cedendo non evapora: risale la filiera e si deposita nei conti di chi quelle memorie le produce. I nomi sono Micron, SanDisk, SK Hynix, Western Digital, cioè esattamente gli stessi che hanno guidato il crollo di luglio e poi il rimbalzo di giovedì. Ed è un elemento che nessuna spiegazione tecnica riesce ad assorbire: uno squeeze di posizionamento si consuma in qualche seduta, una scarsità fisica di capacità produttiva ha tempi di risoluzione che si misurano in trimestri e passa dai bilanci prima che dai grafici.

Le spiegazioni, quindi, non si escludono, e probabilmente il modo corretto di comporle è questo: la liquidazione forzata ha determinato l'ampiezza del movimento, le trimestrali ne hanno determinato la direzione, la stretta sulle memorie ne definisce la durata potenziale. Senza Microsoft e Lam Research, il ricoprire delle posizioni avrebbe prodotto un rimbalzo tecnico di un paio di punti; senza la fine dell'unwind, buone trimestrali avrebbero faticato a muovere un settore ancora schiacciato da vendite obbligate. La verifica arriverà presto e il criterio è semplice: uno squeeze si esaurisce in fretta e non lascia traccia, un ri-prezzamento fondamentale tiene. Dopo escursioni del 20-30% in poche ore, però, distinguere un minimo vero da un rimbalzo di assestamento resta l'esercizio più difficile che il mercato possa proporre.
Per chi legge cercando un'indicazione operativa, però, il punto più importante è un altro, e riguarda la natura del rischio. La lettura consueta del settore si concentra sulla solidità di chi ordina i chip: i flussi di cassa degli hyperscaler, i bilanci a leva elevata dei neo-cloud, il costo del denaro che rende via via più cara una spesa in conto capitale finanziata a debito — e con il trentennale americano al 5,21%, massimo dal 2007, e il decennale al 4,67%, quel canale è tutt'altro che chiuso. Luglio ha aggiunto un livello che quella lettura non copre: la leva non sta solo dal lato di chi compra i chip, sta anche dal lato di chi compra i titoli. Un singolo veicolo con otto dipendenti, quattro volte di leva e un portafoglio monotematico è bastato a produrre il peggior mese dal 2008 in un settore che nello stesso mese registrava afflussi record sui propri ETF. Chi comprava il ribasso e chi lo causava stavano guardando lo stesso schermo.
Questo cambia poco sulla tesi di fondo e molto sul modo di implementarla. La domanda di calcolo resta reale, i ricavi ci sono, i margini pure — e la testimonianza di Apple sul costo delle memorie è, paradossalmente, la conferma più solida arrivata in tutto il mese; ma un settore in cui l'ampiezza dei movimenti dipende anche dal posizionamento altrui, e non solo dai propri fondamentali, è un settore in cui il prezzo di ingresso e la profondità della protezione contano quanto la view. Vale la pena ricordare che, dopo tutto questo, SanDisk resta il miglior titolo dell'S&P 500 da inizio anno con oltre il 360%: l'ordine di grandezza delle escursioni, in entrambe le direzioni, è quello.
La domanda utile non è quanto si può guadagnare sul tema, ma quanta oscillazione si è disposti ad attraversare senza vendere nel momento sbagliato — ed è esattamente la domanda a cui i certificati permettono di rispondere prima di entrare, invece che dopo.
FOCUS CERTIFICATI
Rischio basso: perché conviene restare prudenti
Ora proviamo a fare un quadro anche sul mondo dei certificati di investimento, per analizzare cosa offre il mercato e a quali view possono rispondere determinate categoria di prodotto ovvero di payoff. Un rimbalzo da record non ripara una struttura. Luglio resta il peggior mese dal 2008 ed è stato soprattutto un mese in cui a muovere i prezzi non sono stati gli utili, ma il bilancio di chi quei titoli li deteneva. Quel meccanismo non è stato smontato: è stato rimosso un singolo protagonista. Gli afflussi record sugli ETF di settore proprio nelle settimane del crollo dicono che l'affollamento è intatto, e Barclays — l'unica ad aver rifiutato l'esposizione per eccesso di concentrazione — si è rivelata l'unica ad aver letto correttamente il rischio.
Partiamo quindi dal rischio basso, adatto a chi vuole restare sul tema ma attraversare con la dovuta serenità l'onda lunga della stagione delle trimestrali e i newsflow sul settore. La struttura, di conseguenza, mette al primo posto la protezione del capitale e accetta di partecipare solo in parte al rialzo.
Per prima cosa abbiamo interrogato il secondario andando alla ricerca di sottostanti tematici che abbiano al loro interno i titoli dei semiconduttori partendo da Micron, filtrando per il buffer sulla barriera capitale almeno del 65%, prezzo non oltre il 103% del nominale e con target di rendimento annuo a scadenza superiore al 13%. Con queste caratteristiche troviamo 10 certificati e chiaramente giriamo attorno a i due emittenti che piu’ hanno saputo spingere l’asticella della protezione oltre il 30% (tali da immunizzare a scadenza perdite del worst of nell’ordine del -70%). Parliamo quindi di Barclays e Citigroup.
Di fatto a livello di sottostanti i basket sono assolutamente comparabili, diciamo che le caratteristiche implicite ai sottostanti utilizzati (Micron, Nvidia, AMD, Qualcomm, Marvell, Intel, Sandisk, STM, Broadcom) non spostano molto se ragioniamo su basket a 4 asset tra il paniere prescelto.
Ragioniamo ora in termini di rischio rendimento. Il certificato dove cade immediatamente l’attenzione è il Phoenix Memory Step Down (Isin XS3127849803) firmato Citigroup agganciato a Intel, Marvell, Micron e Sandisk. Ragionando solo su buffer barriera (75%) e rendimento potenziale massimo a scadenza (37,85%) sembra non avere paragoni ma attenzione ad un aspetto, perché sebbene il prodotto sia nato a barriera 20% il trigger cedolare è ben piu’ alto al 50%, ovvero con buffer sul trigger cedola del 37,5%. La cedola è particolarmente alta pari al 3,04% mensile ma il boost deriva anche da una struttura fast sul fronte dell’autocall con il trigger step down che corre al ribasso dal 100% iniziale (prima data a settembre) con un ritmo del -4% mensile. Può piacere o meno, ma è un Low Barrier dal rendimento eccezionalmente ottimizzato al rialzo per via di un trigger sulle cedole non poi così protettivo. Il rendimento target è molto interessante ma il delta al ribasso dei prezzi in caso di una caduta dei sottostanti sarà piu’ elevato per via delle cedole che verranno perse nel durante, sebbene accantonate dall’effetto memoria. E’ un elemento questo che a mio avviso deve essere tenuto in considerazione. Su una fascia di protezione leggermente inferiore distinta da un buffer barriera compreso tra il 66% e il 74,66% troviamo un terzetto di certificati: uno firmato Barclays (Isin XS3183925950) e due firmati Citigroup (Isin XS3127879974 e XS3127855016). Come detto la qualità dei sottostanti è identica, l’esposizione al rischio di mercato altrettanto. Girano le caratteristiche. Anche qui i due Citi presentano rendimenti potenziali annui a scadenza piu’ alti per via di un trigger sulle cedole meno conservativo. Rimane invece in linea il certificato firmato Barclays (Isin XS3183925950) che decidiamo di approfondire perché a fronte di un buffer barriera del 66,04% (barriera 30%) mantiene un buffer sul trigger per la cedola del 60,38%. Elementi che ci consentono di farlo rientrare a pieno diritto all’interno di un approccio a rischio basso che lega la barriera profonda e la parallela potenziale certezza della cedola altrettanto posizionata su livelli resilienti. Basket composto da AMD, Micron, Nvidia e Qualcomm, con prezzo di acquisto a 102,15 euro per via del drastico calo di volatilità seguito al pesante rimbalzo di tutti i titoli del basket. I premi periodici mensili sono dell’1,88% (con trigger 35%). Prima finestra autocall a novembre con trigger iniziale 100% e successivamente decrescente dell’1% mese. Di seguito riportiamo l’analisi di scenario, a giustificazione dell’elevata asimmetria, ma anche del buon target di rendimento nel breve termine (sfruttando le opzioni autocallable) in caso di un recupero del settore. Il prezzo sopra la pari non deve spaventare, di fatto già assorbe la cedola che verrà pagata a fine agosto.

Fonte: FreeFinancePRO
Rischio alto: perchè ha senso continuare a puntare sul settore
Il megatrend reggerà a lungo. L'ultimo ribasso è stata l'ennesima occasione di acquisto. Chi ritiene che queste due affermazioni siano corrette, deve guardare a questo paragrafo. Riduciamo la protezione, chiaramente senza mai scendere troppo sotto soglia del -40%, e guardiamo però anche al rendimento potenziale e a quelle strutture che possono farci monetizzare meglio un buon trend.
Con questa duplice chiave di lettura la nostra analisi ci porta a ragionare nell’intorno di due certificati.
Il primo è una recente scoperta che abbiamo doverosamente già annoverato nel nostro approfondimento della scorsa settimana sui Maxi Coupon. Di fatto la scelta qui ricade sulle caratteristiche, perché è il certificato piu’ interessate sul secondario, per cogliere un buon ribalzo nel breve del segmento dei semiconduttori. Si tratta del Phoenix Memory Maxi Coupon (Isin XS3127854985) emesso da Citigroup e agganciato a STM, Marvell, Intel e Micron. La peculiarità di questo prodotto è la potenza dello scenario autocall di breve. Si acquista a 885 euro per via di un basket che è sceso di un valore compreso tra il -25% di STM (worst of) e il -10,5% di Micron (best of). Barriera 60% con oggi il buffer barriera ridotto a circa -20 punti percentuali ma vediamo che succede a partire da ottobre. Prima data di rilevazione con trigger fisso al 100% prima cedola del 40,5% con potenziale autocall. Chiedere a questa serie di titoli con la loro forte volatilità di recuperare un 32% dai livello odierni agli strike non è una richiesta certamente folle. Chi pensa che gli attuali livelli siano vicini al “dip”, per cavalcare il rimbalzo non c’è di meglio. Lo scenario di rendimento alla prima data di autocall è del 58,7% (il 293,6% annualizzato). Mi correggo, ci sarebbe anche di meglio, ma poi il drastico calo della cedola successiva al maxi premio della proposta di Vontobel (Isin DE000VY8EZU4) rende la struttura piu’ esposta a drawdown di prezzo. Qui l’investitore ha accesso ad una Maxi Cedola leggermente inferiore ma tiene leggermente meglio i prezzi per via di una cedola trimestrale del 4,08%. Per trovare un connubio sostenibile tra maxi rendimento nel breve e tenuta nel medio, la struttura di Citigroup appare un discreto compromesso.

Fonte: FreeFinancePRO
Ultima analisi la facciamo sempre sul rischio alto, ma non su come monetizzare nel breve uno scenario positivo, ma in generale sul target di rendimento annuo piu’ alto, quasi esplosivo. Filtriamo per un rendimento del flusso cedolare annuo superiore al 70% agganciato sempre al tema AI con almeno Micron al suo interno. Ne esce solo uno di certificato dotato di un buffer barriera accettabile. Si tratta del Cash Collect Memory Step Down (Isin DE000BD0M6J0) di Vontobel agganciato a Marvell (attuale worst of a -22% da strike), Western Digital, SK Hynix e Micon. Barriera iniziale 50% oggi trasformata in un buffer barriera del -36% con certificato che scambia sotto la pari a 98,70 euro. Struttura del certificato che prevede cedole mensili del 5,38% con trigger cedola al 60%, quindi piu’ alto della barriera capitale, ma con trigger autocall particolarmente aggressivo. Prima data di rilevazione utile è metà settembre con trigger immediatamente al 90% e successivamente decrescente del 2% ogni mese. Anche questa rappresenta un elemento di forte asimmetria. Il flusso delle cedole è decisamente importante e porta il rendimento target annuo sullo scenario a scadenza al 68,05% nello scenario migliore, ovvero protezione del capitale e flusso cedolare interamente scattato (con trigger ad un livello leggermente piu’ alto). Chiaramente la view deve essere positiva sul settore e l’investitore deve essere consapevole dell’esposizione al rischio. Quando c’è rendimento c’è altrettanto rischio ma il mix di opzioni è interessante, perché la barriera non è eccezionalmente protettiva ma il rischio è calmierato dalla struttura autocallable.
Conclusione
I due profili non descrivono dueview diverse sui semiconduttori: descrivono due modi di convivere con la stessa incertezza. Il tema resta il motore del mercato, ma è anche il posto più affollato che ci sia, e la domanda utile non è quanto si può guadagnare, è quanta perdita si è disposti a sopportare senza vendere nel momento sbagliato. Chi risponde a quella domanda prima di scegliere lo strumento ha già fatto la parte difficile del lavoro.
Disclaimer: I contenuti del presente articolo hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non rappresentano una raccomandazione, una consulenza o una sollecitazione all'investimento. Prima di assumere qualsiasi decisione di investimento è opportuno valutare attentamente i rischi e la coerenza con il proprio profilo finanziario.
Questo articolo cita strumenti finanziari identificati da codice ISIN. Ai sensi dell'art. 20 del Regolamento (UE) 596/2014 (MAR) è disponibile gratuitamente l'elenco degli articoli diffusi negli ultimi 12 mesi.
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