Wall Street corre, ma il rischio petrolio non arretra

Il quadro sul fronte del conflitto si è ulteriormente irrigidito. Il Leader Supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha dichiarato in un comunicato scritto che Teheran non rinuncerà alle proprie tecnologie nucleari e missilistiche, segnalando che il controllo dello Stretto rimarrà in mano iraniana.

Trump ha a sua volta ribadito di voler mantenere il blocco navale fino alla firma di un accordo nucleare. ConocoPhillips ha alzato il livello di allarme: il CFO Andy O'Brien ha avvertito giovedì in conference call di imminenti carenze critiche di petrolio per alcune Nazioni a partire da giugno-luglio, con il progressivo esaurimento delle scorte accumulate dalle navi in transito prima dell'inizio del conflitto.

Il Brent per luglio si è stabilizzato in area 110-111 dollari al barile nella seduta asiatica del 1° maggio, dopo aver toccato giovedì un picco intraday a 126 dollari, il livello più alto in quasi 4 anni, per poi cedere il 3% nella sessione USA. Il greggio ha chiuso la settimana con un rialzo del 12% e ha guadagnato oltre il 25% nelle ultime due settimane. I volumi risultano più contenuti oggi per la chiusura di numerosi mercati in occasione del Labor Day.

L'economia statunitense ha mostrato una tenuta superiore alle attese nel primo trimestre: il PIL è accelerato grazie all’accelerazione degli investimenti in AI, con i consumi in crescita dell'1,6%.

 

Il PCE, la misura di inflazione preferita dalla Fed, ha segnato un +0,7% a marzo, il dato più alto dal 2022. Nonostante il quadro geopolitico e l'inflazione, giovedì l'S&P 500 ha chiuso in rialzo dell'1% a un nuovo record, con il NASDAQ 100 in progresso dell'1% e il Russell 2000 del 2%. Aprile si è concluso come il miglior mese per Wall Street da novembre 2020. Il dollaro ha invece registrato il mese peggiore da giugno.

Sul fronte Banche centrali, i rumors sentiti da Bloomberg indicano che la BCE potrebbe alzare i tassi a giugno qualora i prezzi dell'energia non migliorassero.

La Bank of Japan è intervenuta giovedì sul mercato dei cambi per acquistare yen e frenarne la debolezza, dopo che la valuta aveva sfiorato il livello di 161 per dollaro, ai minimi degli ultimi 40 anni.

La divisa nipponica si è apprezzata fino a 155,57, prima di ritracciare a circa 157,25. Il vice ministro delle Finanze Atsushi Mimura ha avvertito esplicitamente i mercati della piena disponibilità delle autorità ad agire ulteriormente. Gli analisti avvertono tuttavia che l'effetto di un singolo intervento tende a dissiparsi rapidamente, come già avvenne nel 2024: la soluzione strutturale rimane un restringimento del differenziale di tasso tra yen e dollaro, che oggi resta molto ampio.

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