Rendimenti globali in rialzo, il Giappone tocca il 3%
I rendimenti obbligazionari globali sono tornati sui massimi da metà 2008, spinti dal rialzo del petrolio legato alle tensioni in Medio Oriente e dalle crescenti scommesse su un rialzo dei tassi della Fed.
In Giappone, il rendimento del decennale ha toccato il 3% per la prima volta in questo secolo, una soglia simbolica per un mercato che sta tornando alla normalità dopo anni di tassi vicini allo zero. Le dinamiche sono cambiate radicalmente da quando nel 2024 la Bank of Japan ha posto fine all'ultima politica di tassi negativi al mondo, con i prezzi determinati in misura crescente dagli investitori.
Gli operatori internazionali rappresentano ormai circa 2/3 delle transazioni mensili cash sui titoli di Stato giapponesi, contro il 12% del 2009, mentre l'aumento dei rendimenti riflette anche il ritorno alla crescita di un'economia stagnante per molto tempo, con utili societari e salari in aumento.
In questo contesto, nella richiesta preliminare di bilancio per il prossimo anno fiscale, il ministero delle Finanze ha chiesto una cifra record di 36.600 miliardi di yen, circa 230 miliardi di dollari, da destinare al servizio del debito, cioè al pagamento degli interessi e al rimborso dei titoli in scadenza. L’aumento riflette i maggiori costi di finanziamento determinati dal rialzo dei rendimenti.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha intensificato le pressioni su Tokyo perché proceda con un nuovo rialzo dei tassi, incontrando il Ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama a margine dell'incontro dei ministri finanziari del G20 in North Carolina.
Secondo NHK, Bessent avrebbe detto separatamente a Katayama e al Governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda che il prossimo passo del Paese dovrebbe essere un rialzo dei tassi. Katayama ha tuttavia negato di aver discusso di politica monetaria con Bessent, affermando che il colloquio si è concentrato sull’intervento valutario congiunto di Stati Uniti e Giappone.
In generale, i titoli di Stato restano sotto pressione da mesi per i timori legati all'elevata spesa pubblica in Paesi come Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, mentre le nuove ostilità tra Stati Uniti e Iran hanno alimentato timori di interruzioni prolungate dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, spingendo al rialzo il petrolio.
L'aumento dei rendimenti minaccia anche l'azionario, con l'indice MSCI All Country World Index sceso di circa l'1% dal massimo storico toccato a metà agosto, mentre settembre e ottobre sono stati storicamente i mesi peggiori per l'indice obbligazionario globale nell'ultimo decennio, con una perdita media di oltre l'1% in ciascuno dei 2 mesi.
Sul fronte del conflitto in Medio Oriente, il Presidente Trump ha minimizzato la portata dello scontro con l’Iran, definendolo un conflitto “relativamente piccolo” per gli Stati Uniti, respingendo le critiche sulle scorte di munizioni dopo mesi di raid aerei e attacchi missilistici a lungo raggio contro il Paese e assicurando che le riserve restano ampie.
Lato corporate, Shein ha debuttato a Hong Kong con le azioni scese fino al 10%, prima di recuperare parte del calo. Il collocamento ha raccolto 1,7 miliardi di dollari, per una valutazione di poco superiore ai 26 miliardi di dollari, ben lontana dal picco di 100 miliardi toccato in passato, in quello che rappresenta un test per l'appetito degli investitori verso i rivenditori online in un settore alle prese con inflazione, tensioni commerciali e cautela dei consumatori.
Secondo il prospetto preliminare, nel primo trimestre Shein ha registrato una perdita di 99 milioni di dollari, contro un utile di 395 milioni un anno prima, mentre la crescita del fatturato è rallentata. Shein resta inoltre sotto la lente del Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti, che sta valutando l'acquisizione del rivenditore di abbigliamento Everlane per possibili rischi legati alla sicurezza nazionale e ai dati personali dei cittadini statunitensi.
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