Iran-USA: dialogo fermo mentre si avvicina l’intesa con l’Oman
Continua l’incertezza sui negoziati tra USA e Iran: Teheran ha chiuso, almeno per ora, alla possibilità di un dialogo diretto con Washington, imputando alla controparte ripetute violazioni dell'intesa di pace interinale siglata a giugno. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha spiegato che i due Paesi si scambiano messaggi solo tramite intermediari, segnalando però che l'accordo con l'Oman per l'apertura di una nuova rotta di spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz è ormai molto vicino, pur senza fornire dettagli.
L’Iran ha nel frattempo rimescolato i vertici della sicurezza nazionale, promuovendo l'ex comandante delle Guardie rivoluzionarie islamiche Mohsen Rezaee alla guida del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, in sostituzione di Mohammad Bagher Zolghadr, passato al ruolo di consigliere politico della Guida suprema.
Rezaee, tra i falchi del regime, si è speso in passato per l'avanzamento del programma nucleare iraniano, e resta poco chiaro quale effetto la sua nomina possa avere sulle trattative in corso.
Teheran ha comunque rinnovato nel fine settimana le condizioni poste a Washington per la piena riapertura dello Stretto: revoca del blocco navale statunitense, ritiro delle forze USA dall'area, rimozione delle sanzioni, sblocco degli asset congelati e un risarcimento per i danni di guerra.
Un'eventuale intesa su Hormuz dovrà comunque ricevere il via libera della Guida suprema Mojtaba Khamenei, che non compare in pubblico dai primi giorni del conflitto tra USA e Iran iniziato lo scorso 28 febbraio.
Sul fronte USA, Donald Trump ha detto ad Axios che l'Amministrazione preferisce attendere che le difficoltà economiche di Teheran, alle prese con un'inflazione tendenziale al 77%, spingano il regime ad ammorbidire la propria posizione.
Lato corporate, Sony e Taiwan Semiconductor Manufacturing sarebbero in trattative per investire congiuntamente 1.000 miliardi di yen, pari a 6,4 miliardi di dollari, in nuove linee produttive e strutture di sviluppo presso l’attuale stabilimento Sony di Kumamoto, con l'obiettivo di avviare la produzione nel 2029 per soddisfare la domanda legata a robot dotati di intelligenza artificiale e veicoli a guida autonoma.
L’operazione rientra nella strategia di Sony di adottare un modello meno capital-intensive nel comparto dei sensori, concentrando maggiori risorse sulla proprietà intellettuale. Il gruppo giapponese sarà l'azionista di controllo della nuova joint venture, mentre il governo nipponico valuta un sostegno finanziario al progetto, secondo quanto dichiarato dal ministro del Commercio Ryosei Akazawa.
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