Trump: nuove condizioni all'Iran complicano l’accordo su Hormuz
Donald Trump ha posto nuove e più ampie condizioni all'Iran per chiudere il conflitto, chiedendo risarcimenti per le persone che, secondo il presidente, sarebbero state uccise o gravemente ferite da ordigni stradali e nei conflitti sostenuti dall’Iran, oltre che per le famiglie dei manifestanti che Teheran avrebbe ucciso negli ultimi 50 anni, per poi estendere la richiesta ai danni subiti da Libano, Siria, Yemen e Gaza senza fornire dettagli.
Il presidente ha detto che le nuove richieste saranno inserite in ogni futuro negoziato, una mossa che appare quasi certamente destinata al rifiuto di Teheran e arriva subito dopo che l'Iran aveva ribadito le proprie richieste di riparazioni per la guerra lanciata da USA e Israele il 28 febbraio, condizione posta per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
L'irrigidimento reciproco allontana le possibilità di un'intesa rapida sullo Stretto, dopo settimane in cui Washington aveva lasciato intendere che un accordo con Teheran fosse sempre più vicino.
Trump aveva in precedenza segnalato la preferenza per lasciar agire la pressione economica su Teheran piuttosto che lanciare nuovi raid, un cambio di passo rispetto alle minacce ripetute di intensificare i bombardamenti dopo settimane di scambi di colpi e la rottura dell'intesa di pace ad interim.
Trump ha negato che un risarcimento all’Iran sia mai stato discusso. Il memorandum d’intesa in 14 punti concordato a giugno prevede che Washington e i partner regionali sviluppino un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran nel dopoguerra. Il testo non qualifica il fondo come rimborso.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha collegato esplicitamente la riapertura dello Stretto alla fine delle azioni ostili USA, alla revoca dell'assedio e al pagamento dei danni, mentre il presidente ha sostenuto che Hormuz sia già di fatto aperto e sotto controllo statunitense, senza escludere un'ulteriore escalation militare se necessario.
Teheran chiede la revoca del blocco navale USA, lo sblocco degli asset congelati, un risarcimento per i danni bellici e la fine permanente degli attacchi ai gruppi che sostiene in Libano, Iraq, Yemen e Gaza, sebbene non sia chiaro quanto rigidamente intenda mantenere l'intera lista di condizioni.
Alcune di queste richieste saranno difficili da soddisfare per Washington da sola: a Gaza, una proposta dei mediatori sostenuti dagli USA per disarmare Hamas e far ritirare l'esercito israeliano dall'enclave palestinese è stata respinta domenica dal Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
In Yemen si sono intensificati gli scontri tra i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale, appoggiato dall'Arabia Saudita, con gli Houthi che hanno rivendicato un nuovo attacco alla raffineria di Saudi Aramco a Jazan.
Sul fronte corporate, un gruppo di aziende finanziarie tra cui Apollo Global Management, Blackstone, BlackRock, Brookfield Asset Management, Goldman Sachs e KKR, si è alleato con Nvidia per reperire 500 miliardi di dollari di finanziamenti destinati alle infrastrutture per l'intelligenza artificiale.
L'AD di Nvidia, Jensen Huang, ha detto di essersi rivolto soltanto a queste 6 realtà, nessuna delle quali ha rifiutato. L'iniziativa punta a creare, tramite emissioni di debito private e obbligazioni di veicoli a destinazione specifica, pool di capitale a condizioni favorevoli per i maggiori clienti del gruppo, usando la potenza di calcolo come garanzia. Le prime operazioni sono attese entro pochi mesi, e Goldman Sachs, unica banca del consorzio, si candida come bookrunner delle emissioni pubbliche di debito.
Non mancano le cautele: Felix Wang, di Hedgeye Risk Management, ha osservato che schemi di questo tipo rendono di fatto più economico il prodotto Nvidia senza tagliarne i prezzi, ma espongono la domanda futura alla volatilità del credito e alimentano dubbi su quanto della domanda attuale sia genuina.
Terri Spath di Zuma Wealth ha aggiunto che l'intelligenza artificiale non è necessariamente una bolla, ma il mercato avrà bisogno di una verifica tra gli utili effettivi e i prezzi pagati dagli investitori.
Nvidia, secondo quanto riportato da Bloomberg, era già in trattative per garantire fino a 250 miliardi di dollari a supporto della locazione di potenza di calcolo da parte di OpenAI presso l'hub dati da 500 miliardi di dollari e 10 gigawatt che SB Energy, controllata di SoftBank, sta sviluppando in Ohio, e per finanziare fino a 350 miliardi di dollari di acquisti di chip di OpenAI legati allo stesso progetto.
Il programma presenta tuttavia ancora pochi dettagli sulla struttura e sulle tempistiche, e non è chiaro quanto dei 500 miliardi rappresenti nuovi finanziamenti.
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