Petrolio in salita, Trump respinge la proposta iraniana
Nuovo rialzo per il petrolio, spinto dalle parole di Trump che ha respinto la risposta iraniana alla sua proposta di pace, definendola totalmente inaccettabile.
Sul fronte diplomatico, Teheran avrebbe proposto di trasferire parte delle sue riserve di uranio altamente arricchito in un Paese terzo, rifiutando però lo smantellamento delle proprie strutture nucleari, stando a quanto riporta il Wall Street Journal.
Nel frattempo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato in un'intervista alla CBS che la guerra non è finita, ribadendo la necessità di rimuovere fisicamente il materiale nucleare dall'Iran, preferibilmente (ma non necessariamente) attraverso un accordo. Netanyahu ha aggiunto che Trump avrebbe lasciato intendere la disponibilità a un intervento diretto in Iran per mettere in sicurezza il materiale nucleare, senza però chiarire se si riferisse a un’operazione militare, a forze speciali o ad altro tipo di iniziativa.
Intanto, un attacco con droni che ha colpito un mercantile nel Golfo Persico al largo del Qatar è il segnale più recente di come il cessate il fuoco, in vigore dall'8 aprile, rimanga estremamente fragile. Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno intercettato altri droni ostili nella stessa giornata.
Amin Nasser, AD di Saudi Aramco, ha avvertito che il mercato potrebbe non normalizzarsi prima del 2027 qualora il blocco allo Stretto dovesse protrarsi ancora per alcune settimane. La società ha parzialmente compensato i flussi persi dirottando le esportazioni verso il porto di Yanbu, sulla costa occidentale saudita. Il Qatar è riuscito ad avviare la prima spedizione di GNL dall'inizio del conflitto, mentre UAE e Arabia Saudita hanno fatto transitare qualche petroliera, anche se i volumi complessivi rimangono una frazione di quelli pre-guerra.
Nonostante le tensioni geopolitiche, i mercati delle opzioni registrano una domanda sostenuta di protezione al ribasso, segnale che gli operatori si coprono anche dallo scenario opposto: una de-escalation improvvisa.
In caso di riapertura dello Stretto, il trade privilegiato sarebbe rappresentato da posizioni corte sul greggio, seguite da posizioni lunghe sull'azionario europeo e dei mercati emergenti.
In questo quadro si inserisce il viaggio di Trump a Pechino, dove questa settimana incontrerà il presidente Xi Jinping. Secondo funzionari USA, Trump intende fare pressioni alla Cina affinché riduca il supporto economico a Teheran, inclusi i proventi petroliferi e i potenziali trasferimenti di armamenti, entrambi temi centrali del conflitto in corso.
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