CoreWeave e Super Micro rilanciano l’ottimismo per l’IA

I mercati azionari restano ottimisti, con gli investitori tornati a scommettere sull’IA dopo una serie di trimestrali superiori alle attese.

A trainare l'entusiasmo sono stati soprattutto i conti di CoreWeave, il fornitore di potenza di calcolo per sistemi di intelligenza artificiale, che ha indicato ricavi attesi tra 3,45 e 3,6 miliardi di dollari per il 3° trimestre, sopra le stime degli analisti.

Il portafoglio ordini si è attestato a 104 miliardi di dollari a fine trimestre e il gruppo ha già firmato nuovi impegni con clienti per oltre 25 miliardi di dollari dopo la chiusura del periodo.

Per Bloomberg Intelligence, questo segnale indica che la domanda di intelligenza artificiale resta solida. Il gruppo ha alzato la guidance sul fatturato dell'intero anno a un intervallo tra 12,4 e 13,2 miliardi di dollari.

L'amministratore delegato Michael Intrator ha detto che gli accordi firmati nel 2° trimestre dovrebbero generare margini superiori di 5-10 punti rispetto ai periodi recenti, anche grazie alla capacità limitata, che consente condizioni più favorevoli.

Anche Super Micro Computer ha sorpreso al rialzo: il produttore di server per l'IA ha indicato ricavi tra 14,5 e 15,5 miliardi di dollari per il trimestre in chiusura a settembre ed EPS adjusted tra 1,01 e 1,10 dollari.

Per l'intero anno fiscale, il gruppo si aspetta un fatturato tra 65 e 72 miliardi di dollari. L’AD Charles Liang ha affermato che gli investimenti in tecnologia, capacità produttiva e conformità globale permettono ai clienti di implementare infrastrutture IA più rapidamente ed efficientemente.

Nel frattempo, Stati Uniti e Iran continuano a irrigidire le rispettive posizioni nel negoziato sullo Stretto di Hormuz, nonostante le parole del ministro della Difesa pachistano secondo cui le due parti sarebbero vicine a una qualche forma di accordo.

Oggi gli occhi saranno puntati all’inflazione USA, che dovrebbe mostrare un allentamento delle pressioni energetiche, dopo che queste si erano intensificate nei mesi immediatamente successivi allo scoppio della guerra in Iran. Il consensus riportato da Bloomberg vede un CPI in aumento dello 0,1% a luglio, dopo il calo dello 0,4% del mese precedente.

Un dato più debole potrebbe attenuare parte delle preoccupazioni emerse dopo che tre componenti del FOMC avevano dissentito a luglio, esprimendosi a favore di un rialzo dei tassi.

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