Accordo USA-Iran: mercati risk-on, petrolio in calo
Dopo settimane di incertezza, USA e Iran hanno raggiunto un accordo provvisorio per fermare il conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz. L'annuncio ha fatto tornare il risk-on sui mercati, con un rialzo generalizzato della parte azionaria e un calo del petrolio. La firma del memorandum d'intesa è prevista per il 19 giugno in Svizzera, con Trump che ha dichiarato che lo Stretto riaprirà lo stesso giorno, dopo la rimozione delle mine dal canale.
La fragilità dell'intesa è però evidente già nelle prime ore. Le parti descrivono l'accordo in termini radicalmente diversi: la televisione di Stato iraniana l'ha definita "una resa dell'asse tra USA e Israele". Teheran ha anche precisato che la navigazione nello Stretto sarà regolata congiuntamente da Iran e Oman, suggerendo l'intenzione di conservare una forma di controllo sul passaggio.
Il testo del memorandum non è stato reso pubblico, e il documento lascia ai successivi 60 giorni di negoziato i nodi più delicati: rimozione delle sanzioni, accesso ai fondi congelati all'estero, destino del programma nucleare e dei missili balistici, cessazione del sostegno iraniano alle milizie della regione.
Un allentamento significativo delle restrizioni economiche richiederà l'approvazione del Congresso, vincolato dall'Iran Nuclear Agreement Review Act del 2015.
Un ulteriore elemento di incertezza arriva da Tel Aviv. Il ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha dichiarato che Israele non è subordinato agli USA e non è vincolato dall'intesa, aggiungendo che il Paese non deve ritirare le proprie forze dai territori libanesi sgomberati da Hezbollah.
Secondo quanto riporta Bloomberg, Netanyahu rimane il fattore di rischio più imprevedibile: Trump gli ha chiesto di cessare le operazioni in Libano, che nelle ore precedenti alla firma avevano rischiato di far naufragare i negoziati.
Sul fronte monetario europeo, la presidente della BCE Christine Lagarde ha definito il deal come "una buona notizia", precisando che occorrerà attendere conferma dagli sviluppi dei prossimi giorni e dalla firma del memorandum.
La Governatrice dell'Eurotower ha però avvertito che gli effetti indiretti dell'inflazione energetica si stanno già propagando più o meno ovunque nelle ultime settimane, ribadendo la necessità di agire sul costo del denaro.
In parallelo, il mercato azionario deve fare i conti con un altro tema meno immediato ma potenzialmente rilevante: il ritorno dell’offerta di nuove azioni: il debutto di SpaceX la settimana scorsa ha segnato il più grande collocamento della storia con 75 miliardi di dollari raccolti e un guadagno del 19% nella prima giornata.
Il successo rischia di amplificare una dinamica strutturale che preoccupa diversi strategist: secondo JPMorgan, IPO, offerte secondarie e altre vendite di azioni sono pronte ad aggiungere circa 1.500 miliardi di dollari netti di nuove azioni al mercato USA nei prossimi 2 anni, il volume più elevato dalla fine degli anni ‘90.
Alphabet sta pianificando una vendita di titoli da 85 miliardi, mentre OpenAI e Anthropic si preparano alla quotazione. Ned Davis Research stima che rendere disponibile anche solo una frazione del flottante delle tre società sarebbe sufficiente a compensare un anno intero di riacquisti di azioni proprie da parte delle società dell'S&P 500.
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