BoJ alza i tassi all’1%, mercati tra Hormuz e Cina debole

Con un voto di 7 a 1, la Bank of Japan ha alzato i tassi di 25 punti base, all’1%, il livello più alto dal 1995. La decisione, ampiamente attesa, è avvenuta in assenza del governatore Kazuo Ueda, assente per problemi di salute: per la prima volta dal 2010, l'istituto centrale si è riunito senza il governatore.

La BoJ ha comunicato che da aprile 2027 manterrà costanti gli acquisti mensili di titoli di Stato giapponesi a circa 2.000 miliardi di yen (pari a 12,5 miliardi di dollari), ponendo fine al progressivo ridimensionamento avviato in precedenza.

Nel comunicato è stato eliminato il riferimento al costo del denaro come "significativamente basso", segnale che la politica si sta avvicinando alla fascia inferiore del tasso neutrale stimato. I mercati dei derivati overnight assegnano circa il 52% di probabilità a un ulteriore rialzo entro ottobre, stando ai dati di Bloomberg.

Sul fronte del Medio Oriente, al G7 di Evian emergono le prime frizioni tra gli alleati sull'intesa con Teheran. Trump ha ribadito che lo Stretto di Hormuz riaprirà entro venerdì, ma i partner europei non condividono l'ottimismo.

Un alto funzionario USA ha precisato che la navigazione nel canale riprenderà progressivamente: occorrerebbero fino a due settimane perché le spedizioni aumentino in maniera significativa, e tempi ancora più lunghi per tornare ai livelli pre-conflitto.

L'incertezza riguarda anche le mine: non è chiaro quante ve ne siano, né se siano state effettivamente posate.

Intanto Goldman Sachs ha tagliato le previsioni per il Brent nel quarto trimestre a 80 dollari, stimando un ritorno delle esportazioni di greggio dal Golfo ai livelli prebellici entro la fine di luglio.

L’intesa preliminare segna anche un punto di svolta politico per Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano, che aveva costruito la propria strategia elettorale sul rapporto con Trump, si ritrova a dover gestire un accordo fortemente contrastato dall'opinione pubblica.

Trump, dal canto suo, ha definito Netanyahu un "ragazzo molto difficile" in un'intervista al New York Times, aggiungendo che Israele dovrebbe essere molto grato agli Stati Uniti. Il ministro per la sicurezza nazionale Ben Gvir ha ribadito che Israele non è vincolato dall'intesa, mentre la Casa Bianca assicura che il memorandum garantirà che Teheran non ottenga mai un'arma nucleare né possa conservare uranio altamente arricchito. 

Dall'Asia arrivano segnali preoccupanti sull'economia cinese. Le vendite al dettaglio hanno segnato a maggio un calo dello 0,6% su base annua, primo dato negativo dalla riapertura post-Covid di fine 2022.

Gli investimenti fissi sono diminuiti del 4,1% nei primi cinque mesi dell'anno, mentre la spesa in conto capitale del settore privato ha ceduto il 7,1% nello stesso periodo, la flessione più importante dal 2020. Gli acquisti di automobili sono precipitati del 16% rispetto a maggio 2025. Sul lato opposto, la produzione industriale ha accelerato al 4,5%, trainata dall'export e dal manifatturiero ad alta tecnologia, in crescita del 15%, con le esportazioni di semiconduttori in balzo del 111%.

Sul fronte corporate, Nvidia ha emesso obbligazioni per 25 miliardi di dollari in 7 tranche con scadenze da 2 a 30 anni, raccogliendo ordini per circa 85 miliardi e ampliando il collocamento rispetto all'obiettivo iniziale di 20 miliardi.

L'operazione si inserisce nell'ondata di emissioni dei grandi gruppi tecnologici impegnati a finanziare l'espansione dell'infrastruttura per l'intelligenza artificiale: Nvidia ha acquisito una partecipazione da 5 miliardi in Intel, investito fino a 10 miliardi in Anthropic e contribuito con 30 miliardi al round di finanziamento di OpenAI. Lo spread sul credito investment-grade USA è sceso ai minimi dallo scorso febbraio, favorendo una corsa alle emissioni in tutto il mercato del credito: i fondi obbligazionari di alta qualità registrano tredici mesi consecutivi di afflussi, stando ai dati LSEG Lipper.

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