La Fed alza i tassi, oggi occhi sulla Bank of England

I futures azionari sono saliti e i Treasury hanno ridotto le perdite dopo il primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dal 2023. Il Federal Open Market Committee ha votato all'unanimità per alzare il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo in un intervallo tra il 3,75% e il 4%.

Il Presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha accompagnato la decisione con un messaggio di fermezza, spiegando che il rialzo ha rimosso una dose di accomodamento e che le condizioni finanziarie difficilmente possono essere definite restrittive.

La reazione di Trump è arrivata poche ore dopo. Sui social ha chiesto che i tassi scendano rapidamente all'1% o sotto. Parlando con i giornalisti ha poi attribuito la responsabilità a un board molto ostile, senza criticare direttamente Warsh. È una differenza marcata rispetto agli attacchi ripetuti al predecessore Jerome Powell. A febbraio, in un'intervista alla NBC, il Presidente aveva dichiarato che Warsh non avrebbe ottenuto l'incarico se avesse manifestato sostegno a tassi più alti.

Gli investitori obbligazionari hanno letto la mossa in modo opposto, come conferma che l'istituto resta indipendente e impegnato nella lotta all'inflazione.

Oggi tocca alla Bank of England, che dovrebbe lasciare il costo del denaro al 3,75%. La maggioranza del comitato ha finora sostenuto che i tassi attuali siano sufficienti a contenere le pressioni sui prezzi, ma la posizione è sempre più difficile da mantenere. Il voto atteso è 6-3 a favore del mantenimento.

Le previsioni dell'istituto centrale sono già superate: a luglio indicava un'inflazione al 2,8% per agosto, mentre la rilevazione di questa settimana ha mostrato il 3,1%. Anche il quadro di crescita andrà rivisto al rialzo, dopo un secondo trimestre a +0,4% contro lo 0,3% atteso e un mese di luglio in espansione dello 0,4% su base mensile. Il terzo trimestre è quindi destinato a superare largamente lo 0,1% stimato.

Insieme alla decisione, la BoE aggiornerà il programma di riduzione del portafoglio di titoli. Il portafoglio di gilt, pari a 895 miliardi di sterline all’avvio della riduzione nel febbraio 2022, è oggi sceso a 489 miliardi attraverso vendite attive e mancato reinvestimento dei titoli in scadenza. Il ritmo annuo di riduzione è già rallentato a 70 miliardi dai 100 precedenti. Le attese sono per un nuovo rallentamento a 50 miliardi nell’anno che inizierà a ottobre, con vendite attive attorno ai 20 miliardi.

Tra le materie prime il Brent ha esteso il calo. A pesare sono i segnali di allentamento di alcune interruzioni recenti alle forniture mediorientali, con l'Arabia Saudita che punta a ripristinare in pochi giorni circa metà della capacità dell'oleodotto East-West, chiuso la settimana scorsa dopo gli attacchi con droni. Trump ha inoltre dichiarato che la guerra in Iran finirà molto presto.

Sul fronte commerciale Trump ha minacciato dazi molto pesanti sui beni importati dall'Unione Europea, o addirittura l'interruzione di parte degli scambi, se giudicherà ostile il tentativo di rendere il Canada un membro associato del blocco.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha proposto proprio questo status durante il discorso sullo stato dell'Unione a Strasburgo, con il Primo Ministro canadese Mark Carney presente in sala.

Restano incerti sia i contenuti concreti dell'associazione sia i tempi, che potrebbero richiedere anni di negoziati.

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