AI sotto pressione: Apple guarda alla Cina per i chip
Tornano le preoccupazioni sul rally dell'intelligenza artificiale rispetto ai fondamentali. Intanto lo yen si apprezza leggermente dopo che Reuters ha riportato come le autorità giapponesi abbiano deciso di abbandonare la pratica di segnalare in anticipo eventuali interventi sul cambio, preferendo mosse più brusche per sorprendere gli investitori.
Sul fronte tecnologico, Apple sta conducendo trattative per acquistare chip di memoria dai produttori cinesi ChangXin Memory Technologies e Yangtze Memory Technologies, entrambi inclusi nella lista del Pentagono delle entità ritenute vicine all'esercito di Pechino.
L'operazione punta a compensare la carenza globale di memoria che ha già costretto la società di Cupertino ad alzare i prezzi di Mac, iPad, dispositivi per la casa e Vision Pro. Stando a quanto riporta Bloomberg, l'AD Tim Cook avrebbe avanzato appelli al Segretario al Tesoro Scott Bessent per stemperare le possibili ricadute politiche di un eventuale accordo, con i chip cinesi destinati esclusivamente ai dispositivi venduti in Cina.
La scelta è pensata per isolare l’operazione dalle critiche dei falchi di Washington. Apple si rifornisce attualmente di memoria da Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology: i 3 produttori faticano però a soddisfare la domanda accelerata dai data center per l’IA, mentre la Corea del Sud ha annunciato un piano pubblico-privato da oltre 500 miliardi di dollari per rafforzare l’ecosistema nazionale dei chip e costruire nuovi impianti con Samsung e SK Hynix.
La resistenza al Congresso si è già organizzata: il Presidente della Commissione Esteri della Camera Brian Mast avrebbe fatto sapere che CXMT e YMTC sono aziende militari cinesi impegnate nella modernizzazione delle forze armate di Pechino, e che autorizzare l'accordo distruggerebbe l'agenda dell'amministrazione sulla sicurezza delle filiere e nella corsa all'IA. Non è la prima volta che Apple tenta questa strada: un analogo tentativo con YMTC nel 2022 era stato bloccato dall'inserimento della stessa nella lista nera del Dipartimento del Commercio USA.
Sul fronte dell'IA, il Financial Times riporta che OpenAI ha avviato discussioni preliminari per cedere una quota del 5% al governo USA. Stando ai rumors, l'AD Sam Altman avrebbe proposto all'amministrazione Trump uno schema più ampio in cui Washington arriverebbe a detenere il 5% di ciascuno dei principali sviluppatori statunitensi di intelligenza artificiale, includendo potenzialmente Anthropic, Google e Meta Platforms, sebbene non sia chiaro se le altre aziende siano disposte ad aderire.
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