USA-Iran, progressi nei colloqui: focus su Hormuz

Il fine settimana diplomatico si chiude con un passo avanti: i colloqui USA-Iran in Svizzera hanno prodotto "progressi incoraggianti" secondo la dichiarazione congiunta dei mediatori Qatar e Pakistan. JD Vance e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi erano entrambi presenti alle trattative, durante le quali le parti hanno concordato una tabella di marcia per il negoziato finale entro 60 giorni e istituito un canale di comunicazione per prevenire incidenti e incomprensioni sullo Stretto di Hormuz.

È stata anche concordata una "de-confliction cell" tra le parti e il Libano per favorire il rispetto della cessazione delle ostilità sul fronte settentrionale. Per Araghchi i colloqui hanno portato "importanti progressi" verso la fine della guerra in Libano, specificando che le esportazioni di petrolio e prodotti petrolchimici di Teheran sono esentate dalle sanzioni, il blocco è stato revocato e una parte delle attività congelate rilasciata.

La partenza dei negoziati non era stata priva di tensioni. Il fine settimana si era aperto con un messaggio di Trump sui social che minacciava nuovi attacchi all'Iran, accompagnati dall'avvertimento che Washington potrebbe iniziare a riscuotere pedaggi sullo Stretto in assenza di un accordo.

Teheran aveva inoltre annunciato nuovamente la chiusura di Hormuz, accusando Israele di aver violato la tregua in Libano. Tuttavia, secondo i dati di tracciamento citati da Bloomberg, milioni di barili di petrolio hanno continuato a transitare attraverso lo Stretto nel corso del fine settimana. La delegazione iraniana aveva anche rifiutato di partecipare alle riprese iniziali dei colloqui per non essere vista stringere la mano ai delegati USA prima del raggiungimento di intese concrete.

Da Londra, gli alleati di Keir Starmer si aspettano che il premier annunci imminentemente un calendario per la sua uscita di scena, aprendo la strada all'insediamento di Andy Burnham come primo ministro. Una dichiarazione potrebbe arrivare già questa mattina.

I sondaggi disegnano uno scenario favorevole ma non definitivo per il partito laburista: secondo More in Common, con Burnham premier il partito guadagnerebbe un vantaggio di 3 punti su Reform nelle intenzioni di voto, mentre Deltapoll lascia ancora la destra di Farage avanti di un punto. Burnham presterà giuramento come deputato nel pomeriggio di oggi.

Restano aperte le divisioni nel suo entourage sul futuro assetto governativo: alcuni si oppongono alla nomina dell'attuale ministro dell'energia Ed Miliband al Tesoro, mentre l'ala sinistra del partito contesta l'ipotesi di mantenere Shabana Mahmood all'Interno per la sua posizione rigida sull'immigrazione.

Sul fronte corporate, Porsche sta finalizzando con le rappresentanze dei lavoratori un accordo su ulteriori tagli ai costi che l'AD Michael Leiters punta a chiudere entro la pausa estiva degli stabilimenti di luglio. La casa di Stoccarda prevede di produrre meno dei circa 280.000 veicoli consegnati nell'anno precedente, in risposta ai dazi USA, al rallentamento del mercato cinese e alla crescente concorrenza in Europa.

Le misure si aggiungono al piano già annunciato di eliminare circa 3.900 posizioni entro il 2029 e si accompagnano a una più stretta collaborazione con la controllata Audi. "Porsche deve essere in grado di guadagnare anche con meno auto", ha dichiarato Leiters al Frankfurter Allgemeine Zeitung.

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