Bond sotto pressione: Stretto di Hormuz, AI e inflazione

I rendimenti a lungo termine dei titoli di Stato del G7 hanno toccato questa settimana i livelli più alti degli ultimi 20 anni, superando per la prima volta anche i picchi registrati nella fase più acuta dell'inflazione post-Covid.

Il blocco dello Stretto sta infliggendo una seconda ondata di pressioni sui prezzi a economie che non hanno ancora del tutto smaltito la fiammata precedente, in un contesto aggravato da catene di fornitura già frammentate, spesa militare in aumento su scala globale e, nel breve termine, dalla domanda di chip per i data center dell'intelligenza artificiale.

L'indice di pressione sulle catene di approvvigionamento elaborato dalla Fed di New York è tornato a salire, richiamando la dinamica osservata post-Covid.

In questo quadro i mercati hanno mostrato una doppia velocità. Le borse asiatiche hanno chiuso per il secondo giorno consecutivo in positivo. SoftBank ha segnato un +13% a Tokyo sull'onda del rally di Arm Holdings, mentre Lenovo ha raggiunto i massimi da 26 anni a Hong Kong dopo risultati trimestrali guidati dall'AI.

Sul fronte diplomatico, il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato al Financial Times di intravedere “alcuni buoni segnali” verso un accordo con Teheran, con mediatori del Pakistan attesi nella capitale iraniana. Le posizioni restano tuttavia distanti: il leader iraniano Khamenei ha ribadito il diritto del suo Paese a mantenere le proprie riserve di uranio, e persiste un contenzioso aperto sulla questione dei pedaggi nello Stretto di Hormuz. Il presidente Pezeshkian ha dichiarato che la Nazione “non cederà mai”, pur lasciando formalmente aperto il canale dei negoziati.

Sul fronte NATO, Trump ha annunciato l'invio di ulteriori 5.000 soldati in Polonia, ribaltando la sospensione del dispiegamento decisa dal Pentagono appena una settimana prima e adducendo come motivazione l'elezione del nazionalista Karol Nawrocki alla presidenza polacca.

Sul fronte tech, stando a quanto riporta The Information, OpenAI ha generato ricavi per circa 5,7 miliardi di dollari nel primo trimestre, superando di circa un miliardo il risultato di Anthropic nello stesso periodo. La crescita sarebbe stata trainata dall'agente di coding Codex, dall'espansione del segmento enterprise e dai primi test pubblicitari su ChatGPT.

Restando in ambito corporate, è naufragata l'operazione tra Estée Lauder e la spagnola Puig Brands che avrebbe dato vita a uno dei maggiori gruppi beauty al mondo: il deal si sarebbe arenato sulle richieste di compensazione di Charlotte Tilbury, la make-up artist il cui marchio avrebbe fatto parte dell'accordo.

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