Rotazione tech sui mercati: Kospi crolla, SpaceX arretra
La giornata parte con il segno meno sui principali indici di Borsa globali. Sullo sfondo di una brusca rotazione fuori dai titoli tecnologici che ha trovato il punto di massima tensione a Seoul. Il Kospi ha perso il 9,1% dal record toccato nelle settimane precedenti, innescando uno stop delle contrattazioni di 20 minuti disposto dalla Korea Exchange.
La correzione è arrivata dopo una corsa particolarmente intensa del comparto chip. SK Hynix aveva segnato un rialzo di quasi il 350% dall’inizio dell’anno, mentre il debito a margine sull’intero listino sudcoreano è salito questo mese al massimo storico di 38.500 miliardi di won. Il dato segnala quanto la leva degli investitori retail abbia contribuito ad amplificare il movimento, rendendo il mercato più vulnerabile a prese di profitto e shock di sentiment.
Sul mercato valutario, lo yen continua ad avvicinarsi ai minimi degli ultimi 40 anni, con il cambio USD/JPY intorno a quota 161,5. La ministra delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha dichiarato di aver parlato telefonicamente con il segretario al Tesoro USA Scott Bessent, ribadendo che tra i due Paesi vige una "solida intesa" per cui "vanno prese misure coraggiose se necessario", formula che nel gergo diplomatico di Tokyo indica la disponibilità a entrare direttamente sul mercato valutario.
Il colloquio ha alzato l'allerta tra gli operatori, anche se la reazione della valuta è rimasta contenuta e di breve durata. La debolezza strutturale della valuta giapponese riflette il differenziale di rendimento tra USA e Giappone, ulteriormente ampliato dal tono più aggressivo della Federal Reserve e dalla pressione dei prezzi energetici.
Il precedente intervento di Tokyo, tra fine aprile e fine maggio, aveva raggiunto il record di 11.730 miliardi di yen (circa 72,6 miliardi di dollari).
Intanto, è da segnalare l'avvio del collocamento obbligazionario da almeno 20 miliardi di dollari di SpaceX, che ha contribuito ad accentuare le pressioni sul titolo, in calo del 16% lunedì, terza seduta consecutiva di ribassi.
Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup, JPMorgan e Morgan Stanley hanno avviato lunedì le presentazioni agli investitori obbligazionari. L’emissione, attesa su scadenze comprese tra 5 e 30 anni, rappresenterebbe il debutto di SpaceX sul mercato obbligazionario investment grade.
Al 19 giugno la società disponeva di oltre 100 miliardi di dollari in cassa e attività liquide, in parte frutto dell'IPO da 75 miliardi di dollari. Il collocamento servirà anche a rifinanziare un bridge loan di dimensioni analoghe, che costituisce la parte principale dei 29,1 miliardi di debito a lungo termine della compagnia. I rating sono nel range BBB.
S&P prevede che SpaceX rimanga in territorio di Free Cash Flow negativo fino al 2030, con fabbisogno in accelerazione nel 2026 e nel 2028, e che il debito salga fino a 132 miliardi entro quell'anno. Le prime indicazioni sulla tranche a 10 anni sono di uno spread tra 130 e 135 punti base sul benchmark.
Per confronto, la recente emissione da 25 miliardi di Nvidia aveva ricevuto ordini per tre volte l'ammontare offerto. A supporto della tesi del credito, SpaceX ha comunicato contratti per circa 75 miliardi di dollari per la fornitura di potenza computazionale a Google e Anthropic, più un accordo miliardario con la startup Reflection AI.
Lato Banche centrali Austan Goolsbee, Presidente della Fed di Chicago, si è detto preoccupato per l’inflazione, evidenziando dubbi in merito al fatto che i fattori all’origine dell’aumento dei prezzi siano temporanei. Per Goolsbee, è fondamentale che la Federal Reserve valuti se gli shock come i dazi o gli aumenti dei prezzi dell’energia siano gli unici elementi a spingere al rialzo le pressioni inflazionistiche. In particolare, a creare dubbi è la componente dei servizi, non legata a questi shock.
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