Continuano le tensioni tra USA e Iran

Lo stallo diplomatico tra Washington e Teheran si approfondisce e con esso sale la pressione sui mercati energetici. I post di Trump su Truth Social, in cui il presidente ha ventilato di poter “far saltare in aria il resto del loro paese” e riportarlo “all'età della pietra”, stanno rendendo i negoziatori iraniani meno inclini a trattare, con Teheran che li legge come un tentativo deliberato di umiliare la leadership della Repubblica islamica.

Anche il mantenimento del blocco navale è considerato dall’Iran uno dei principali ostacoli ai negoziati del cessate il fuoco. All'interno dell'amministrazione USA convivono due correnti opposte: una parte dei consiglieri di Trump sostiene di tenere duro ancora qualche settimana, stimando che l'Iran si trovi ormai a poche settimane dall'interruzione forzata delle esportazioni di petrolio per saturazione delle capacità di stoccaggio.

Un altro gruppo avverte invece che il protrarsi della chiusura di Hormuz rischia di pesare sui prezzi della benzina negli Stati Uniti e di produrre danni politici alle elezioni di metà mandato di novembre. Il greggio ha chiuso la quinta seduta consecutiva in rialzo, con il Brent in area 105 dollari al barile. Su un fronte laterale, Trump ha annunciato l'estensione di 3 settimane del cessate il fuoco tra Israele e Libano, creando spazio per trattative più ampie.

Sul fronte corporate, Intel ha chiuso il primo trimestre con ricavi di 13,6 miliardi di dollari, (attese a 12,4 miliardi) ed EPS adjusted di 0,29 dollari, ben al di sopra dello 0,01 previsto. La guidance per il secondo trimestre indica un fatturato tra 13,8 e 14,8 miliardi e utili per azione adjusted intorno a 0,2 dollari.

I risultati riflettono una domanda in accelerazione per i processori Xeon destinati ai data center AI, confermando i progressi del piano di rilancio. Il margine lordo adjusted si è attestato al 41% nel trimestre, con una previsione del 39% per il periodo in corso. 

Meta ha comunicato internamente il taglio del 10% della forza lavoro, pari a circa 8.000 dipendenti, con effetto dal 20 maggio. A questo si aggiunge il blocco della copertura di 6.000 posizioni aperte.

Microsoft ha a sua volta avviato un programma di uscite volontarie rivolto a circa il 7% dei dipendenti statunitensi, una misura senza precedenti per scala nella storia del gruppo. Entrambe le società motivano le operazioni con la necessità di compensare l'intensificarsi degli investimenti in infrastrutture AI.

 

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