Micron spinge le Borse: torna la fiducia sull’AI
Torna la positività sugli indici di Borsa globali dopo i risultati di Micron Technology, che ha ridato fiducia all'intera filiera dell'intelligenza artificiale.
La società ha chiuso il terzo trimestre fiscale con ricavi per 41,5 miliardi di dollari, ben al di sopra della stima media degli analisti a 35,7 miliardi, e un utile per azione adjusted di 25,11 dollari contro attese a 20,49.
Il margine lordo adjusted si è attestato all'84,9%, battendo le previsioni dell'81,9%. Ancora più rilevante per i mercati è la guidance per il quarto trimestre: Micron si aspetta un fatturato di circa 50 miliardi (consensus a 43,2 miliardi), ed EPS adjusted intorno ai 31 dollari rispetto alle attese di 25,31 dollari.
Il titolo ha guadagnato circa il 14% in estensione, consolidando un rialzo dall'inizio dell'anno superiore al 250%. Il CEO Sanjay Mehrotra ha sottolineato che non è in vista alcuna normalizzazione tra domanda e offerta di chip di memoria: la situazione di scarsità è destinata a persistere oltre il 2027, con un possibile allentamento soltanto a partire dal 2028.
Micron ha inoltre comunicato di aver siglato 16 accordi strategici con i clienti della durata media di tre anni, che dovrebbero ridurre la tradizionale volatilità ciclica del settore.
Nel frattempo, Qualcomm ha alzato significativamente le proprie ambizioni nel segmento dei data center durante l'investor day di New York. Il gruppo ha proiettato ricavi dal segmento superiori a 15 miliardi di dollari entro l'anno fiscale 2029, con un obiettivo complessivo di 40 miliardi nei business diversi dagli smartphone, doppiando le previsioni formulate due anni fa. A sostenere la tesi, l'annuncio che Meta utilizzerà il chip Dragonfly C1000 nelle proprie infrastrutture. La società ha inoltre comunicato un accordo per acquisire Modular Inc. per circa 3,9 miliardi di dollari in azioni, aggiungendo capacità software per l'AI al proprio portafoglio.
Il miglioramento del sentiment non riguarda solo la tecnologia. Sul mercato del greggio, la dinamica si è invertita con rapidità: in appena 2 mesi il mercato fisico globale è passato da una situazione di tensione estrema ai primi segnali di eccesso grazie all'accelerazione dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Il caso più emblematico riguarda il greggio angolano, tipicamente destinato alla Cina, che ha iniziato a trattare con sconti di quasi 10 dollari al barile sul benchmark Dated Brent, i più ampi in oltre un decennio. Il rimbalzo dell'offerta riporta in primo piano le previsioni di surplus già elaborate prima del conflitto, con l’IEA che stima un avanzo significativo nel 2027. Una nota di cautela riguarda le scorte statunitensi, ai livelli più bassi dal 1984, che rendono il mercato ancora vulnerabile a nuovi shock.
Anche il comparto finanziario offre un ulteriore sostegno a Wall Street. Le principali istituzioni USA hanno colto l'occasione del superamento degli stress test annuali della Federal Reserve per alzare i dividendi e avviare nuovi programmi di buyback. JPMorgan ha portato la cedola trimestrale a 1,65 dollari per azione da 1,50 e ha autorizzato un riacquisto di azioni da 50 miliardi con decorrenza dal 1° luglio. Goldman Sachs ha aumentato il dividendo a 5 dollari da 4,50, Citigroup a 0,67 da 0,60, Wells Fargo a 0,50 da 0,45 e Morgan Stanley a 1,15 da 1 dollaro. Bank of America, che mantiene ancora circa 23 miliardi residui sul proprio piano di riacquisto, ha rimandato l'annuncio del dividendo alla riunione del board di luglio.
I 6 principali istituti avevano già distribuito tra dividendi e buyback oltre 140 miliardi di dollari nel 2025. L'esercizio di quest'anno non produrrà variazioni ai requisiti di capitale, poiché la Fed ha congelato fino al 2027 i buffer patrimoniali legati agli stress test mentre procede a una revisione complessiva dell'impianto normativo.
L'attenzione politica si sposta sul futuro governo britannico. Andy Burnham, ex sindaco di Manchester, è dato per favorito alla successione di Keir Starmer, ma le sue intenzioni in materia economica rimangono ancora indefinite. La British Chambers of Commerce ha lanciato un avvertimento alla vigilia del proprio convegno annuale a Londra: ulteriori aumenti fiscali sulle imprese rischiano di essere fatali per la tenuta del tessuto produttivo.
Il direttore generale Shevaun Haviland ha dichiarato che le aziende britanniche si trovano a un punto di rottura, dopo che la cancelliera Rachel Reeves aveva già alzato il prelievo di oltre 60 miliardi di sterline nelle sue due manovre di bilancio.
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