Iran-USA: la tregua resta fragile

La giornata si è aperta all'insegna di segnali contrastanti sul fronte iraniano, con le speranze di un accordo rapidamente erose dagli eventi sul campo. Nelle scorse ore Trump aveva scritto su Truth Social che i negoziati con Teheran stavano procedendo bene, contribuendo a spingere il Brent sotto i 100 dollari al barile e a far guadagnare terreno ai mercati azionari.

Poche ore dopo, aerei USA e israeliani hanno colpito alcune navi iraniane a sud dell'isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Il CENTCOM ha definito l'operazione un attacco difensivo condotto per proteggere le truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane, mentre a Washington Marco Rubio ribadiva la posizione del presidente: "un buon accordo oppure nessun accordo".

L'episodio riporta in primo piano la fragilità del cessate il fuoco in vigore e le distanze che ancora separano le parti. Il nodo centrale rimane quello nucleare: Washington chiede che l'uranio altamente arricchito venga consegnato agli Stati Uniti o distrutto in Iran, e punta a una moratoria sull'arricchimento della durata di circa 20 anni.

Teheran, dal canto suo, ha condizionato qualsiasi intesa alla restituzione degli asset congelati e al risarcimento per i danni di guerra, due punti che l'amministrazione USA ha escluso dall'accordo attualmente in discussione. Una novità di rilievo arriva dall'agenzia Al Arabiya, secondo cui l'Iran starebbe cercando garanzie da parte della Cina prima di procedere con un'intesa, ipotizzando anche il trasferimento dell'uranio arricchito a Pechino.

Il fronte libanese complica ulteriormente lo scenario. Netanyahu ha annunciato l'intenzione di intensificare i raid contro Hezbollah dopo che i droni del movimento sciita avevano raggiunto il territorio israeliano. Teheran continua a condizionare qualsiasi accordo con Washington alla cessazione delle ostilità in Libano, clausola che compare anche nella bozza di intesa riportata da Axios, ma che Israele appare restio ad accettare.

Trump ha a sua volta invitato Arabia Saudita, Qatar e altri paesi a aderire agli Accordi di Abramo e a riconoscere Israele, un segnale rivolto alla componente più intransigente del Partito Repubblicano, critica verso i termini dell'accordo emergente.

Intanto, i mercati dei derivati hanno rivisto le aspettative sull'inasprimento monetario della Federal Reserve, con i contratti overnight-indexed swap che prezzano ora il primo rialzo entro marzo 2027 anziché dicembre 2026. Stando all'analisi di Garfield Reynolds di Bloomberg, i rendimenti globali avrebbero raggiunto il picco poiché "il danno inflitto all'economia globale inizia a sovrastare l'impulso inflazionistico iniziale prodotto dalla chiusura dello Stretto".

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