La tregua libera il petrolio, ma il conto dell'AI resta aperto
Brent giù del 4,5% e decennale al 4,63% dopo il secondo giorno senza raid tra Stati Uniti e Iran. Ma la settimana che decide il mercato è quella dei conti degli hyperscaler: oltre 725 miliardi di capex, debito in aumento e una linea sulla sabbia sui rendimenti che nessuno vuole vedere superata.
Dopo tredici giorni consecutivi di attacchi, e senza alcuna spiegazione ufficiale, dalla sera di venerdì gli Stati Uniti hanno sospeso i raid. Teheran ha fatto lo stesso, con la minaccia di rappresaglie se i bombardamenti dovessero riprendere. È il secondo giorno di calma e i mercati l'hanno letta subito: il Brent cede il 4,5% a 92,46 dollari, il WTI il 4,8% a 84,99, il decennale americano scende di oltre quattro punti base al 4,63% e il dollaro si indebolisce contro tutte le divise del G-10.
Dietro la pausa ci sono ragioni meno nobili di un'improvvisa vocazione diplomatica. Secondo il New York Times, il rischio concreto è che l'America esaurisca le scorte di intercettori Patriot e degli altri sistemi di difesa: finora ne sono stati impiegati circa 1.200, al costo di quattro milioni di dollari l'uno. Per Axios, il Centcom ha interrotto i bombardamenti su Hormuz semplicemente perché non erano più efficaci. La versione ufficiale dell'ambasciatore americano all'ONU è più diplomatica: Trump sta dando più tempo e più margine ai negoziati.
Lo stop coincide con il viaggio della delegazione omanita a Teheran, dove si lavora a un accordo sui due corridoi di passaggio nello Stretto. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano parla di "qualche progresso", e l'Iran ha comunicato al Pakistan la disponibilità a proseguire. Ma Khamenei pretende che il Libano sia parte integrante dell'intesa. E il fronte di Bab el-Mandeb resta ad alta tensione: dopo l'attacco con missili balistici e droni contro due infrastrutture Aramco rivendicato sabato dagli Houthi, l'Arabia Saudita è tornata a colpire per la prima volta in quattro anni. Oggi Netanyahu arriva a Washington; domani l'incontro con Trump.
Il vero test è nei bilanci, non nei negoziati
Con la geopolitica in pausa, il mercato torna al suo problema strutturale. La settimana porta la Fed — la seconda riunione con Kevin Warsh alla guida — insieme a Bank of Japan e Bank of England, i PMI cinesi, l'inflazione europea e il deflatore PCE, che arriverà a ventiquattro ore dalla decisione della Fed. Il timore è sempre lo stesso: petrolio, inflazione e quindi rendimenti sovrani più alti che mettono i bastoni tra le ruote all'azionario.
Gli strategist hanno individuato la loro linea. Per alcuni è un decennale al 4,75%, per altri al 5%. Non è solo una questione di appeal relativo dei bond rispetto all'equity: è l'intera equazione economica attuale a essere in gioco, quegli oltre 725 miliardi di dollari di capex che oggi reggono la narrativa dell'intelligenza artificiale. Se il costo di finanziarsi sale, il conto cambia.
E non riguarda soltanto gli hyperscaler. C'è tutto l'universo dei neo-cloud, dove i numeri sono di un altro ordine di grandezza: secondo FactSet, il rapporto debito/equity è di 739 per CoreWeave, 131 per Nebius, 172 per Applied Digital. Per confronto, Alphabet viaggia a 18 volte e Amazon a 51. La domanda che pone Torsten Slok di Apollo è semplice: capex, utili e rendimenti stanno prendendo velocità o stanno perdendo slancio? Investimenti record, flussi di cassa negativi, debito in aumento e tassi più elevati sono la lettura al contrario della stessa fotografia, e gli investitori ne sono perfettamente consapevoli. La macro view di Bloomberg va nella stessa direzione: a vincere la corsa all'AI saranno le megacap ricche di cassa con ricavi già consolidati, mentre le sfidanti — SpaceX, OpenAI, Anthropic — dovranno dimostrare di saper monetizzare prima che il mercato del debito si irrigidisca.
Perché nessuno può permettersi un ribasso
Un dato aiuta a capire la posta in gioco. Negli ultimi dodici mesi gli afflussi sull'equity americano hanno toccato il record di 850 miliardi di dollari, raddoppiati da inizio 2025: mai la domanda di azioni statunitensi era stata così forte. La capitalizzazione globale è a 166.000 miliardi, di cui gli Stati Uniti rappresentano il 46% con 77.000 miliardi. Il mercato azionario americano vale oggi il 137% del PIL globale, vicino al suo record storico.
Non è solo la quota investita direttamente dai risparmiatori americani, ma anche quella che passa dai sistemi pensionistici. A cento giorni esatti dalle elezioni di midterm, che vincano democratici o repubblicani, nessuno può permettersi ribassi significativi del mercato.
Il calendario della settimana
Un primo bilancio: il 27% delle società ha già riportato e l'86% ha battuto le stime, con una crescita degli utili finora del 37,9%. Se il dato dovesse confermarsi — cosa tutt'altro che scontata — sarebbe il ritmo più alto dal terzo trimestre 2021.
• Oggi: AstraZeneca (EPS core del secondo trimestre sopra le attese), LVMH, Christian Dior, Hochtief, Welltower, Cadence Design, Nucor. Sul fronte macro, l'IFO tedesco alle 10:00 e i durable goods americani alle 14:30.
• Martedì: Visa, Coca-Cola, Boeing.
• Mercoledì: si parte con gli hyperscaler. Meta (-10% da inizio anno) con attese di crescita del 25% sui ricavi da Facebook e Instagram e l'incognita monetizzazione di Muse Spark; Microsoft (-21% YTD), 190 miliardi di capex già annunciati e il focus su Copilot. Poi ARM e Qualcomm. Per l'Italia: Prysmian, Fincantieri, Intesa Sanpaolo.
• Giovedì: Amazon, utili attesi +8% con l'attenzione tutta su cloud e quota di mercato di AWS; Apple, +15% a luglio e +23% da inizio anno, con una crescita dei profitti iPhone attesa sopra il 20% — non sovraperformava così il Nasdaq da almeno vent'anni. Sempre giovedì, i conti di Ferrari.
• Venerdì: si chiude con l'energia, Exxon e Chevron. Per Nvidia bisognerà aspettare il 26 agosto.
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