Mercati divisi tra Hormuz, petrolio e segnali hawkish dalla BoJ

La proposta iraniana trasmessa attraverso i mediatori pakistani continua a dominare la scena, ma i mercati faticano a trovare una direzione. L'Iran ha offerto un accordo interinale per riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale statunitense, rimandando i negoziati sul nucleare a una fase successiva.

La Casa Bianca ha confermato che Trump ha riunito il team di sicurezza nazionale per esaminare la proposta, ribadendo al contempo le proprie “linee rosse”: nessun accordo che non includa la rinuncia definitiva di Teheran all'arma nucleare. Il Wall Street Journal riporta che Trump e i suoi consiglieri nutrono forti riserve proprio su questo punto e il Segretario di Stato Rubio ha espresso scetticismo sulle condizioni di riapertura dello Stretto proposte da Teheran, che includerebbero una nuova cornice giuridica per il traffico navale, compensazioni per i danni subiti e garanzie contro ulteriori azioni militari.

Un segnale marginalmente positivo è arrivato dai dati di tracciamento delle navi, che sembrano indicare il passaggio del primo carico di GNL attraverso lo Stretto dall’inizio del conflitto.

Sul fronte delle Banche centrali, la Bank of Japan ha mantenuto i tassi invariati in una decisione divisa 6 a 3, con il numero di governatori favorevoli a un rialzo salito da uno a tre rispetto alla riunione di marzo. La BoJ ha contestualmente alzato la previsione di inflazione core al 2,8% per l'anno in corso, rivedendo anche al ribasso la crescita economica allo 0,5%. La probabilità di un rialzo a giugno è salita al 74%, contro il 62% precedente alla decisione, secondo gli overnight index swap.

Lato corporate, stando a quanto riporta il Wall Street Journal, OpenAI avrebbe mancato i propri obiettivi interni di utenti settimanali, non raggiungendo il traguardo di un miliardo di utenti attivi settimanali su ChatGPT entro fine 2025 e ha disatteso i target di fatturato dopo aver perso terreno rispetto a Google Gemini e Anthropic nel mercato enterprise e nel coding.

La CFO Sarah Friar ha sollevato preoccupazioni sulla capacità dell'azienda di sostenere gli impegni di spesa in computing, stimati in circa 600 miliardi di dollari in impegni futuri, qualora la crescita dei ricavi non si accelerasse.

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