Nuove tariffe USA: torna il rischio commerciale
I mercati azionari hanno esteso il rally record, spinti nuovamente dalla domanda per i titoli legati all'AI.
A fare da contrappeso al sentiment positivo è il fronte commerciale. L'amministrazione Trump ha proposto tariffe di almeno il 10% sulle importazioni dalla maggior parte dei principali partner commerciali, utilizzando come base giuridica la Sezione 301 del Trade Act del 1974, nell'ambito di un'indagine sui beni prodotti con manodopera forzata.
L'aliquota del 10% si applicherebbe a Paesi come Canada, Messico, Unione Europea, Taiwan e Regno Unito, mentre un dazio del 12,5% colpirebbe i prodotti di economie che "non hanno imposto né fatto rispettare efficacemente" i divieti sul lavoro forzato: nella seconda categoria rientrano Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Brasile e Svizzera.
Il rappresentante per il commercio Jamieson Greer ha dichiarato che "non tollereremo più questa disparità", sottolineando come i partner americani obblighino i lavoratori statunitensi a competere su un campo da gioco squilibrato. Le misure non entreranno in vigore immediatamente: i commenti scritti sono attesi entro il 6 luglio e le audizioni pubbliche partiranno dal 7 luglio, lasciando spazio a modifiche prima della codifica definitiva.
Il contesto giuridico è rilevante. A febbraio la Corte Suprema aveva annullato le tariffe imposte da Trump attraverso i poteri di emergenza, infliggendo un colpo severo alla sua agenda commerciale. I dazi della Sezione 301 sono considerati giuridicamente più solidi, ma anche più lenti da attuare.
Come misura ponte, il presidente aveva introdotto un'aliquota globale del 10% sotto la Sezione 122, che però scade a luglio ed è essa stessa oggetto di contestazione legale. L'obiettivo, come ha chiarito Greer, è completare le indagini in tempo per permettere a Trump di varare nuove tariffe immediatamente dopo la scadenza delle misure attualmente in vigore.
La mossa pone interrogativi sulla tenuta della tregua commerciale con Pechino siglata al summit Trump-Xi di maggio, e arrivano in un momento delicato con i mercati finanziari già sotto pressione per la guerra in Iran e la conseguente fiammata dei prezzi energetici.
Sul fronte IPO, Reuters riporta che SpaceX punta a vendere 555,6 milioni di azioni a 135 dollari l'una, per una raccolta complessiva di 75 miliardi di dollari, con la divulgazione ufficiale dei termini attesa già oggi.
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