Broadcom: conti solidi, ma l’AI delude il mercato
Washington ha annunciato che Israele e Libano hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco, condizionato allo stop degli attacchi da parte di Hezbollah e al ritiro degli operativi del movimento dal territorio a sud del fiume Litani. Nella dichiarazione della Casa Bianca i due Paesi hanno "riaffermato l'assenza di intenti ostili reciproci" e si sono impegnati a proseguire negoziati diretti.
Al momento dell'annuncio non vi era conferma che Hezbollah avesse accettato i termini. L'intesa giunge dopo giorni di escalation israeliana in Libano e dopo una telefonata tra Trump e Netanyahu in cui, stando a quanto riporta il Wall Street Journal e confermato dallo stesso Trump in un podcast, il presidente avrebbe usato toni molto duri per spingere il premier israeliano alla de-escalation.
Netanyahu ha confermato la sospensione dei raid su Beirut ma ha precisato che l'IDF "continuerà a operare come pianificato nel Libano meridionale". Il nodo rimane quello indicato da Teheran: il ministro degli Esteri Araghchi ha dichiarato, stando a Tasnim, che non vi sono stati progressi "tangibili" con Washington, mentre Trump ha sostenuto che l'Iran è vicino a un accordo.
Il cessate il fuoco in Libano riduce temporaneamente la pressione, ma non risolve il nodo principale per i mercati: secondo Garfield Reynolds di Bloomberg, la notizia rischia di essere solo un ostacolo temporaneo al rally del petrolio, a meno che l’Iran non segnali di considerarla un’apertura verso una distensione più ampia.
Sul piano politico interno, la Camera dei Rappresentanti a guida repubblicana ha votato a favore dello stop alla campagna militare, un colpo simbolicamente significativo per Trump anche se non vincolante. A complicare ulteriormente il quadro, funzionari occidentali hanno citato nuovi dati IAEA secondo cui il rischio che l'Iran persegua segretamente armi nucleari è oggi più alto di prima degli attacchi di febbraio.
Sul fronte societario, Broadcom ha pubblicato i risultati del 2° trimestre fiscale. I ricavi sono stati 22,187 miliardi di dollari, leggermente sopra i 22,129 miliardi attesi dagli analisti censiti da Bloomberg. Gli EPS si sono attestati a 2,44 dollari, oltre i 2,39 dollari previsti.
Il fatturato del segmento Semiconductor Solutions è stato pari a 15,009 miliardi (previsioni a 14,648 miliardi), mentre quello del business Infrastructure Software è stato di 7,178 miliardi (stime a 7,234 miliardi).
Per il 3° trimestre fiscale, il gruppo si aspetta ricavi di circa 29,4 miliardi di dollari, di cui 16 miliardi per i semiconduttori AI (il mercato si aspettava 17,2 miliardi). Per l’intero anno, l’azienda punta a vendere 56 miliardi di dollari in chip AI, sotto il consensus di 57,6 miliardi.
Il risultato aggregato è stato sostanzialmente in linea o leggermente superiore alle attese, ma la guidance sulle entrate AI ha deluso.
Al momento, le azioni Broadcom segnano circa il -13,65% nell’after hours.
Sul fronte della politica monetaria, i funzionari della Bank of Japan starebbero valutando un rialzo dei tassi di 25 punti base nella riunione del 15 e 16 giugno, stando a quanto riportato da Bloomberg. Il governatore Ueda aveva già segnalato pubblicamente un'alta probabilità di aumento nell'ultimo discorso prima del meeting. I fattori che pesano sulla decisione sono la persistenza dei rischi inflazionistici legati alla guerra in Iran e la debolezza dello yen, che si mantiene vicino ai livelli che hanno già innescato circa 74 miliardi di dollari di interventi da fine aprile.
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