Intesa punta su MPS: nuova fase per il risiko bancario

La giornata si apre all'insegna di una nuova escalation nel Medio Oriente che riporta il rischio geopolitico al centro dei mercati. Israele ha colpito diversi obiettivi militari in Iran, incluso il complesso petrolchimico di Mahshahr nel sud-ovest del Paese.

L'attacco è una ritorsione contro i missili iraniani lanciati verso Tel Aviv nel fine settimana, e arriva nonostante Trump avesse telefonato a Netanyahu esortandolo a non rispondere e a lasciare spazio alla diplomazia.

Trump ha intanto dichiarato al Financial Times che Netanyahu non ha altra scelta che accettare qualsiasi accordo raggiunto dagli Stati Uniti con Teheran. Gli Houthi sostenuti da Teheran hanno risposto lanciando una propria salva di missili verso Israele e dichiarando un divieto totale e completo alla navigazione marittima del nemico israeliano nel Mar Rosso.

Sul fronte della politica monetaria americana, Trump è tornato a fare pressione sulla Fed a pochi giorni dalla prima riunione del FOMC presieduta da Kevin Warsh, in calendario per il 16 e 17 giugno. Per il Presidente USA, alzare i tassi è sbagliato e anzi, si dovrebbe procedere ad un taglio.

Lato corporate, il focus di oggi è l’OPAS di Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena, con un'operazione da 30,6 miliardi di euro che riscrive il risiko bancario italiano. La banca guidata da Carlo Messina offre 1,6 azioni proprie più 1 euro in contanti per ogni titolo MPS, una valutazione che valorizza la banca senese a premio rispetto alla sua capitalizzazione di 27,2 miliardi al venerdì.

Intesa si è impegnata contestualmente a cedere il marchio Monte dei Paschi e circa la metà delle sue filiali a Unipol Assicurazioni, principale azionista di BPER Banca, in un disegno che riduce la concentrazione territoriale evitando contestazioni antitrust. L'offerta è stata lanciata a distanza di poche ore dall'annuncio di Banco BPM, che aveva reso noto di voler proporre una fusione con MPS per un'entità combinata potenzialmente superiore ai 50 miliardi di capitalizzazione, senza tuttavia indicare i termini esatti dell’accordo.

La mossa di Intesa spiazza BPM e riaccende una partita che coinvolge diversi attori: attraverso Mediobanca, la banca senese detiene una partecipazione del 13% in Assicurazioni Generali. Intesa ha dichiarato parallelamente di voler acquistare anche una quota del 3% di Generali, confermando che il vero obiettivo strategico potrebbe andare oltre i depositi e le filiali di MPS.

L'operazione si inserisce nel ciclo di consolidamento bancario più intenso degli ultimi anni: lo scorso anno MPS aveva rilevato Mediobanca mentre BPM aveva acquisito Anima Holding, e l'offerta di UniCredit su BPM era fallita.

L'acquisizione del ramo investment banking di MPS consoliderebbe ulteriormente la leadership di Intesa in Italia, dove già conta oltre 2.600 filiali e 14 milioni di clienti. La partita, con due offerte sul tavolo a valutazioni e strutture diverse, entrerà ora nella fase in cui il consiglio di MPS dovrà pronunciarsi e i mercati valuteranno quale dei due pretendenti offra termini più convincenti agli azionisti.

Il tema della grande ondata di emissioni azionarie legate all'intelligenza artificiale continua a dominare il dibattito sui mercati statunitensi. Secondo dati elaborati da Bloomberg, le IPO di SpaceX, Anthropic e OpenAI previste nei prossimi mesi potrebbero aggiungere fino a 4.000 miliardi di capitalizzazione alle Borse statunitensi. Il problema è l'assorbimento dell'offerta.

L'IPO di SpaceX, attesa venerdì con un prezzo target di 135 dollari per azione, risulta già coperta in eccesso nonostante multipli elevati e una perdita operativa di 6,4 miliardi lo scorso anno. Secondo Goldman Sachs, una volta terminati i lock-up degli insider, i mercati potrebbero trovarsi a digerire circa 1.000 miliardi di nuove azioni entro il 2027, escludendo le emissioni primarie di società già quotate. S&P Dow Jones ha intanto confermato che non modificherà le proprie regole di ammissibilità, bloccando di fatto un ingresso accelerato di SpaceX nell'S&P 500.

Per concludere, la IATA ha rivisto drasticamente al ribasso le previsioni di redditività per il settore aereo globale: l'utile netto combinato 2026 è stimato ora a 23 miliardi di dollari, meno della metà dei 41 miliardi precedentemente attesi e sotto i 45 miliardi del 2025. La guerra in Iran e il conseguente balzo del carburante, i cui costi saliranno di quasi il 40% a 350 miliardi nel 2026, sono i principali responsabili del deterioramento. Il Medio Oriente, già il segmento più redditizio del trasporto aereo mondiale, potrebbe registrare una perdita di 4,3 miliardi contro un utile di 7,2 miliardi nel 2025.

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