USA-Iran: la tregua torna sotto pressione
I listini asiatici hanno aperto in calo a fronte di una nuova escalation nel dossier iraniano. Il Brent è balzato del 3,4%, portandosi in area 77 dollari al barile, dopo che nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi in Iran e revocato la deroga che consentiva a Teheran di effettuare nuove vendite di greggio sui mercati internazionali.
Il Comando Centrale USA ha condotto attacchi su oltre 80 obiettivi in Iran, inclusi sistemi di difesa aerea, reti di comando e controllo, radar costieri, capacità missilistiche anti-nave e oltre 60 imbarcazioni delle IRGC, definendo l'operazione una risposta immediata agli ultimi attacchi di Teheran alle navi commerciali nello Stretto di Hormuz.
Il Dipartimento del Tesoro USA ha contestualmente annunciato la revoca della deroga che autorizzava le nuove vendite di petrolio iraniano con effetto dal 7 luglio, eliminando un incentivo chiave concepito per indurre l'Iran a rispettare l'accordo sul rientro dei flussi nello Stretto. Trump ha autorizzato le operazioni mentre si trovava al vertice NATO.
Le 2 parti si sono accusate reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco: l'IRGC ha rivendicato attacchi alla base aerea Ali Al-Salem in Kuwait e alla base navale della Quinta Flotta a Bahrain, mentre nelle ultime 24 ore si sono registrati 3 attacchi a navi commerciali nello Stretto, il numero più alto dall'entrata in vigore dell'accordo.
Un funzionario USA ha precisato, parlando in forma anonima, che l'Iran potrà beneficiare dell'accordo solo se si comporterà in modo responsabile, aggiungendo tuttavia che i negoziatori continuano a lavorare in buona fede verso un accordo definitivo.
Il Presidente di Rapidan Energy Group, Bob McNally, ha commentato che la revoca della deroga segnala che il cessate il fuoco potrebbe non essere così solido e duraturo come ritenuto, e che i mercati non avrebbero ancora prezzato adeguatamente il rischio geopolitico.
Il recupero del Brent riporta in primo piano i rischi inflazionistici, dopo che il greggio aveva toccato un picco oltre i 126 dollari al barile alla fine di aprile, nei primi 2 mesi del conflitto USA-Israele contro l'Iran, per poi ridiscendere verso i livelli pre-guerra sulla scia del miglioramento dei flussi nel Golfo.
Sul dossier Libano, l'Iran ha subordinato la fine delle ostilità con gli Hezbollah al proprio cessate il fuoco con Washington, mentre Israele ha ribadito che risponderà a ogni attacco proveniente dal territorio libanese.
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