IPO AI e tregua in Medio Oriente spingono le Borse

Le Borse hanno rimbalzato, principalmente grazie a due sviluppi che convergono a sostenere il sentiment: la tregua tra Israele e Iran e la nuova ondata di notizie sulle quotazioni delle grandi società di intelligenza artificiale. Il Brent è sceso dopo che i due Paesi hanno concordato di fermare reciprocamente gli attacchi a seguito dell'escalation dei giorni scorsi. Trump ha dichiarato che i negoziati con Teheran sono in corso e si trovano nelle fasi finali di quello che definisce un buon accordo.

OpenAI ha depositato in via confidenziale la propria documentazione per un'IPO presso la Securities and Exchange Commission, a una settimana di distanza dall’analoga mossa di Anthropic. La società guidata da Sam Altman lavora con Goldman Sachs e Morgan Stanley per una potenziale quotazione già in autunno, secondo persone a conoscenza della questione, anche se le deliberazioni sono ancora in corso. La data del debutto a Wall Street non è ancora stata decisa e potrebbe richiedere tempo.

Prima della quotazione, OpenAI prevede anche di lanciare una vendita secondaria di azioni per garantire liquidità ai dipendenti.

L'IPO di SpaceX procede intanto a ritmo accelerato. Secondo persone a conoscenza della situazione, l'operazione è ampiamente coperta in eccesso, con diversi investitori istituzionali che hanno depositato ordini da 10 miliardi di dollari o più ciascuno.

Le banche che guidano il collocamento chiuderanno gli ordini istituzionali mercoledì sera, dopo la chiusura di Wall Street, per poi procedere alla determinazione del prezzo l'11 giugno e all'avvio delle negoziazioni il 12.

L'offerta riguarda 555,6 milioni di azioni a 135 dollari l’una, per una raccolta complessiva di circa 75 miliardi e una valutazione attorno a 1.800 miliardi: se confermata, sarebbe la più grande IPO della storia, superando il debutto di Saudi Aramco da 29,4 miliardi nel 2019. Il 30% dell'offerta è riservato agli investitori retail.

In controtendenza rispetto all'entusiasmo sul fronte IPO, Bank of America ha pubblicato un report in cui esorta i clienti a prendere profitto sull'azionario USA. Savita Subramanian e il suo team segnalano che circa il 70% dei propri indicatori anticipatori di un mercato ribassista hanno di recente emesso segnali di allerta, in linea con quanto osservato in prossimità dei precedenti picchi di mercato.

L'S&P 500 risulta "statisticamente caro su 17 dei 20 parametri di valutazione" analizzati, e alcune metriche lo collocano in territorio più estremo rispetto alla bolla tecnologica del 2000. Tra i campanelli d'allarme citati dalla strategist, il capex dei grandi gruppi tecnologici è atteso a quasi il 100% del flusso di cassa operativo entro fine anno, rispetto al 40% del 2023, mentre i buyback come percentuale della capitalizzazione hanno rallentato e la generazione di cassa si è appiattita. Il target di fine anno di Subramanian sull'S&P 500 rimane a 7.100, sotto i 7.406 registrati alla chiusura di lunedì.

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