SpaceX in Borsa: il più grande collocamento della storia accende il Nasdaq

Dopo ventiquattro anni da società privata, SpaceX è approdata a Wall Street. Venerdì 12 giugno 2026 l'azienda aerospaziale fondata da Elon Musk ha suonato la campanella di apertura, per la prima volta in contemporanea sul Nasdaq di New York e sul nuovo listino del Texas, dando il via alla più grande quotazione mai vista sui mercati finanziari. Il titolo, negoziato con la sigla SPCX, ha riscritto in un solo giorno gli equilibri della finanza globale e ha consegnato al suo fondatore un primato senza precedenti.

Un collocamento da record

SpaceX ha collocato 555,6 milioni di azioni al prezzo fissato di 135 dollari ciascuna, raccogliendo 75 miliardi di dollari. La domanda è stata travolgente: oltre 350 miliardi di dollari di richieste, più di quattro volte le azioni disponibili. Solo dai piccoli investitori sono arrivate richieste per circa 100 miliardi di dollari.

Un dato che non ha sorpreso gli intermediari. Un portavoce di Charles Schwab ha riferito che il processo di assegnazione ai clienti al dettaglio è andato avanti con un numero di richieste senza precedenti, e che tutti i clienti idonei hanno ricevuto almeno una parte dell'ordine:

Il debutto: apertura a 150 dollari

Dopo una mattinata di indicazioni altalenanti - salite fino a 175 dollari e poi riassestate - il titolo ha aperto a 150 dollari, l'11% sopra il prezzo di collocamento, toccando in giornata punte vicine ai 163 dollari. A quel prezzo di apertura SpaceX vale 1.960 miliardi di dollari, che salgono a circa 2.000 miliardi considerando le azioni potenziali dei dipendenti (valore pienamente diluito). Subito sopra Tesla, che nel frattempo cedeva oltre il 3%.

Gli analisti che hanno avviato la copertura del titolo restano nel complesso ottimisti: l'obiettivo di prezzo medio è di 189,25 dollari, circa il 40% sopra il prezzo di collocamento, con Oppenheimer a 190 dollari. Tra gli operatori in valute digitali c'è perfino chi scommette su una valutazione da 2.200 miliardi.

A gestire l'avvio degli scambi, in qualità di agente di stabilizzazione, è stata Morgan Stanley: nel mestiere delle quotazioni, un debutto è considerato riuscito se il titolo non è troppo volatile e chiude la prima giornata sopra il prezzo di apertura. Per ora la rotta è quella giusta: dopo l'apertura a 150 dollari, le azioni si sono assestate intorno ai 167 dollari.

L'assalto dei piccoli investitori è evidente dal flusso degli ordini diffuso da Fidelity: oltre 400.000 ordini di acquisto contro circa 20.000 di vendita alle 12:03 di New York, segno che chi aveva ricevuto meno azioni di quante ne avesse chieste è tornato a comprarle sul mercato. Nel complesso i risparmiatori hanno espresso oltre 100 miliardi di domanda, ma ne sono stati soddisfatti solo per circa 15 miliardi.

Musk, il primo trilionario

Al prezzo di collocamento di 135 dollari il patrimonio di Musk si era fermato a 971 miliardi, a un soffio dalla soglia. È bastata però l'apertura a 150 dollari per portare la sua ricchezza a circa 1.050 miliardi di dollari, facendone di fatto il primo trilionario della storia. Per dare la misura della cifra, è stato osservato che un patrimonio simile basterebbe a finanziare la NASA per quarantuno anni.

Il fondatore mantiene un controllo saldissimo: attraverso una struttura azionaria a doppia classe - lo stesso schema di Meta e Alphabet - detiene circa il 42% della proprietà economica ma quasi l'80% dei diritti di voto, conservando il pieno comando strategico anche dopo l'apertura ai mercati.

Chi guadagna: i grandi fondi

Dietro la corsa del titolo, una manciata di fondi di capitale di rischio incassa decine di miliardi. Sulla base del prezzo di partenza di 135 dollari, Andreessen Horowitz ottiene il rendimento più alto della sua storia, con una quota che vale oltre 10 miliardi; Founders Fund, guidato dallo storico sodale di Musk Peter Thiel, possiede circa il 3% dopo aver investito 600 milioni, oggi più di 50 miliardi; Sequoia Capital, entrata a fine 2019, detiene circa l'1,5%, pari a oltre 20 miliardi.

Cosa c'è dietro la valutazione

Il vero motore della valutazione non sono tanto i razzi quanto i satelliti. Starlink, la costellazione per l'accesso a internet a banda larga, è diventata l'unità più preziosa del gruppo: oltre 9.800 satelliti operativi e più di 10 milioni di abbonati in un centinaio di Paesi. A questa si aggiunge la scommessa sul futuro rappresentata da Starship, il razzo di nuova generazione su cui SpaceX punta per il salto successivo, fino all'ipotesi di grandi centri dati in orbita al servizio dell'intelligenza artificiale. L'azienda lancia ogni anno più razzi di qualunque singola nazione.

Una parte di questi ricavi è già messa nero su bianco: SpaceX ha firmato con Anthropic e Google contratti di noleggio di capacità di calcolo per un valore combinato di circa 24 miliardi di dollari l'anno. Goldman Sachs stima che la sola voce legata all'intelligenza artificiale possa crescere di cento volte, oltre i 300 miliardi entro il 2030; Morgan Stanley vede i ricavi complessivi raggiungere i 3.400 miliardi entro il 2040.

Due verità: 780 o 1.780 miliardi?

Tutto il dibattito sul valore si riduce a una scelta di prospettiva, e a un divario da mille miliardi di dollari. Morningstar ha prodotto due risposte molto diverse a seconda della lente adottata: se si valuta SpaceX su ciò che guadagna realmente oggi si arriva a circa 780 miliardi di dollari; se invece si crede all'intero programma di sviluppo futuro, allora 1.780 miliardi diventano difendibili. È in quel divario che si gioca l'intera scommessa.

Sullo sfondo aleggia il precedente Tesla. Per oltre un decennio investitori autorevoli, con modelli rigorosi, hanno spiegato a 50 miliardi, poi a 100, poi a 500 che Tesla fosse assurdamente sopravvalutata e il titolo è salito ogni volta. Sotto questa lente, una quotazione che mette sul mercato 75 miliardi di azioni appare digeribile, dato il peso di fondi sovrani, capitali istituzionali ed entusiasmo dei piccoli risparmiatori che ruota attorno al titolo.

Non tutti festeggiano

Fuori dalla sede di JPMorgan, sotto l'allerta caldo, una ventina di manifestanti della coalizione «Stop Funding Billionaires» ha esposto uno striscione contro Musk e l'inserimento accelerato di SpaceX nell'indice Nasdaq 100. «Stiamo mettendo a rischio le pensioni e i risparmi previdenziali dei lavoratori, di cui avranno bisogno tra decenni, su un investimento molto speculativo», ha detto l'organizzatore Jonathan Westin.

Dubbi che arrivano anche da Wall Street. Il noto ribassista Jim Chanos, fondatore di Chanos & Co., ha avvertito che il vero segnale è l'enorme ondata di nuove emissioni azionarie: «Ogni volta che si sono viste quotazioni e collocamenti enormi rispetto alle dimensioni del mercato, storicamente agli investitori è stato consigliato più prudenza». Sul fronte opposto, gli operatori in opzioni scommettono sull'indotto, accumulando opzioni di acquisto su Tesla e Alphabet; ma resta, nota Chris Murphy di Susquehanna, la «questione dell'offerta»: il mercato dovrà ancora digerire le possibili quotazioni di OpenAI e Anthropic.

I numeri tecnici da tenere d'occhio

Eppure alcuni aspetti tecnici meritano uno sguardo più severo. Sul mercato circola solo il 4% della società, e le richieste coprivano gli ordini appena due volte. I dirigenti sono soggetti a vincoli di vendita di sei-nove mesi, e Musk addirittura di un anno intero: man mano che questi blocchi si allenteranno, una quantità di azioni pari a più volte il flottante iniziale dovrà trovare compratori. Il tutto mentre in coda premono le quotazioni concorrenti di Anthropic e OpenAI, pronte ad assorbire altra liquidità.

Resta il fatto che, al di là dei numeri, il 12 giugno 2026 segna uno spartiacque: la più ambiziosa azienda spaziale privata al mondo è ora quotata, e il mercato le ha attribuito da subito un peso che pochissime società nella storia hanno mai raggiunto.

Vi ricordiamo che abbiamo approfondito la quotazione di SpaceX in questo video e abbiamo analizzato anche pro e contro dello scenario di “IPO Indigestion” in questo video. Oltre 13.000 investitori si sono già iscritti al nostro canale YouTube: manchi solo tu!

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