Chip AI: Taiwan valuta nuove restrizioni verso Pechino

Secondo quanto riporta Bloomberg, Taiwan starebbe valutando l'introduzione di controlli molto più stringenti sulle esportazioni di chip AI verso la Cina, nel quadro dei negoziati commerciali in corso con Washington. L'obiettivo principale è dotare le autorità locali degli strumenti giuridici necessari per perseguire penalmente il contrabbando di hardware avanzato, come i server con processori Nvidia, che oggi non costituisce di per sé un reato secondo la legislazione taiwanese.

Le misure allo studio andrebbero oltre il modello della blacklist, estendendo le restrizioni all'intera clientela cinese anziché limitarle a specifici soggetti come Huawei, sul modello di quanto già previsto dalle norme statunitensi in vigore dal 2022.

L'eventuale adozione di queste misure rappresenterebbe un passo di significativa portata per l'amministrazione Lai, che ha progressivamente irrigidito la propria posizione sulla sicurezza tecnologica: già lo scorso giugno Taipei aveva iscritto Huawei e SMIC nella propria lista nera, e in aprile un tribunale taiwanese aveva condannato a dieci anni di reclusione un ingegnere di Tokyo Electron per sottrazione di dati proprietari da TSMC.

Il percorso verso un'intesa definitiva resta però incompleto, con diversi dettagli ancora da fissare prima che i vertici di entrambi i Paesi possano esaminare e approvare l'eventuale accordo.

Il nodo geopolitico è evidente. Taiwan ospita la quasi totalità della produzione mondiale di chip AI, compresi i produttori di server che assemblano i processori Nvidia installati nei data center globali, e le autorità locali hanno già espresso a più riprese disagio all'idea di limitare un settore che ha contribuito a fare dell'isola il quinto mercato azionario mondiale.

Pechino, che considera Taiwan parte del proprio territorio, ha risposto duramente anche ai precedenti provvedimenti più limitati, e un'ulteriore stretta potrebbe innescare ritorsioni.

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