Trump e l’accordo con l’Iran: 37 annunci senza svolta

CNN ha analizzato le dichiarazioni di Trump sull’accordo con l’Iran a partire dal 23 marzo, evidenziando almeno 37 casi in cui il presidente USA ha sostenuto direttamente, tra post social, apparizioni pubbliche e telefonate con i media, che un’intesa fosse imminente o che Teheran fosse fortemente interessata a chiudere un deal.

Il conteggio include anche il periodo precedente al cessate il fuoco annunciato il 7 aprile, quando Trump aveva affermato che le parti erano “molto avanti” e che sarebbero servite due settimane per finalizzare l’accordo. Il 23 marzo il presidente parlava già di “quasi tutti i punti” di un’intesa raggiunti, mentre l’Iran smentiva l’esistenza di negoziati.

Nei giorni successivi, la narrativa si è fatta più insistente. Tra il 25 e il 26 marzo Trump ha sostenuto che l’Iran volesse fortemente un accordo e che stesse “implorando” per ottenerlo. Il 29 marzo ha detto di vedere un’intesa con l’Iran entro una settimana. Il 17 aprile, in tre apparizioni separate, ha affermato che Teheran aveva “accettato tutto”, che il deal sarebbe potuto arrivare “in un giorno o due” e che non restavano molte differenze significative.

Il copione si è poi ripetuto nelle settimane successive. Il 23 maggio l’accordo era, secondo Trump, “ampiamente negoziato, soggetto a finalizzazione” e sarebbe stato annunciato “a breve”. Nel fine settimana, parlando con Axios, il presidente ha detto di essere “molto vicino a un accordo finale”, attribuendo i ritardi agli scontri tra Iran e Israele. Lunedì ha poi promesso una “vittoria totale” entro due settimane, aggiungendo che l’Iran sarebbe disposto “a dare tutto”.

CNN osserva che non ci sono indicazioni chiare che la situazione sia oggi più vicina a una risoluzione rispetto all’inizio di aprile. La stessa analisi ricorda che Trump, a maggio, aveva implicitamente riconosciuto il ripetersi di previsioni poi smentite dai fatti, prima di aggiungere: “ma questa volta è diverso”.

Secondo CNN, il comportamento del presidente può essere letto attraverso più ipotesi: il tentativo di calmare i mercati finanziari, la convinzione di poter accelerare il negoziato attraverso dichiarazioni pubbliche, oppure un eccesso di ottimismo non sostenuto dagli sviluppi concreti sul terreno.

Fonte: CNN

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