Vertice Trump-Xi: i temi da monitorare
Donald Trump è atterrato a Pechino per una visita di Stato di due giorni con Xi Jinping: si tratta della prima visita di un presidente statunitense in Cina da quasi dieci anni e del settimo incontro faccia a faccia tra i due leader dal 2017. Il vertice, originariamente previsto per marzo e poi rinviato a causa della guerra con l'Iran, è anche il primo di una possibile serie di 4 incontri bilaterali nel corso del 2026, che potrebbero includere una visita di Xi negli Stati Uniti, il vertice APEC a Shenzhen di novembre e il G20 di Miami a dicembre.
Il contesto è insolitamente delicato. Secondo l'analisi di Alicia García Herrero per Natixis, Trump arriva a Pechino in una posizione negoziale "straordinariamente debole" per un presidente che ha fatto della forza il proprio marchio: è incastrato nel conflitto con l'Iran senza il sostegno degli alleati europei, l'economia USA risente dei dazi che lui stesso ha imposto e la Corte Suprema a febbraio ha bloccato quegli stessi dazi imposti tramite l'International Emergency Economic Powers Act. Xi, al contrario, non ha né elezioni di mezzo termine né una stampa libera da gestire.
Il Wall Street Journal segnala però che entrambi i leader sono indeboliti sul fronte interno: la guerra in Iran pesa sull'economia globale e sulle prospettive elettorali repubblicane alle midterm di novembre, mentre Xi affronta consumi interni deboli, deflazione persistente e una crescita inferiore alla norma, con la stessa leadership cinese che ha definito la domanda insufficiente un "problema strategico".
Iran: la guerra che pesa sul tavolo
Il conflitto Stati Uniti-Israele contro l'Iran è il nuovo fronte di tensione tra Washington e Pechino. Trump è sotto pressione per chiudere una guerra che ha provocato una crisi energetica globale e dovrebbe insistere con Xi affinché la Cina, maggiore acquirente di petrolio iraniano e tra i principali sostegni diplomatici di Teheran, solleciti la Repubblica Islamica per riaprire lo Stretto di Hormuz, di fatto bloccato.
L'interesse cinese a una soluzione esiste: circa metà delle importazioni cinesi di greggio passa proprio dallo Stretto di Hormuz e Pechino sa che una recessione globale innescata da una crisi del petrolio danneggerebbe le proprie esportazioni. Gli Stati Uniti hanno tuttavia sanzionato diverse aziende cinesi accusate di acquistare petrolio iraniano o di fornire immagini satellitari usate in operazioni militari iraniane, accuse che Pechino ha respinto. Il 21 aprile Trump ha alluso al fatto che gli Stati Uniti avrebbero intercettato una nave con un "regalo" cinese destinato all'Iran.
La Cina ha inoltre chiesto alle proprie aziende di sfidare le sanzioni statunitensi sull'acquisto di petrolio iraniano, attivando un meccanismo di blocco introdotto nel 2021 contro leggi straniere ritenute ingiustificate e ha invitato Washington a evitare il collasso del cessate il fuoco "invece di gettare fango sulla Cina".
Taiwan: il vero obiettivo di Pechino
Secondo Natixis, è proprio Taiwan il dossier che Xi intende mettere al centro del vertice, considerandolo questione interna, inalienabile e indiscutibile. In particolare, Pechino vuole fermare il pacchetto di armamenti da 11 miliardi di dollari annunciato da Washington nel dicembre 2025, la più grande vendita di armi mai destinata all'isola, notificata al Congresso ma la cui esecuzione resta avvolta nell'incertezza. A febbraio Trump ha riconosciuto di aver consultato Xi sulla questione e di aver deciso di attendere il vertice prima di procedere.
Il Wall Street Journal e il Guardian parlano di un pacchetto rispettivamente da 14 e da 11 miliardi di dollari. Interrogato pochi giorni prima della partenza, Trump ha confermato che ne avrebbe discusso con Xi.
La richiesta cinese più sostanziale è una modifica simbolica ma di enorme portata: passare dalla formula USA attuale “Washington non sostiene l'indipendenza di Taiwan” alla formula "si oppone all'indipendenza”, ponendo fine alla storica ambiguità strategica. Xi aveva avanzato la stessa richiesta a Biden nel 2023 senza successo. Funzionari statunitensi che hanno informato la stampa hanno detto che la preparazione di Trump al vertice "non ha incluso piani" per un cambio di rotta su Taiwan.
La posta in gioco va ben oltre la diplomazia. Natixis ricorda che lo Stretto di Taiwan è l'arteria attraverso cui passa la risorsa più critica della rivoluzione dell'intelligenza artificiale: TSMC produce circa il 90% dei semiconduttori avanzati del mondo, che alimentano i data center per l'AI, i sistemi d'arma di nuova generazione e l'infrastruttura digitale delle democrazie occidentali. Una crisi nello Stretto, o anche solo una minaccia credibile, avrebbe un impatto sull'economia globale paragonabile o superiore all'attuale virtuale chiusura dello Stretto di Hormuz.
Commercio, dazi e terre rare
Sul fronte commerciale, gli analisti di Goldman Sachs si attendono che la Cina si impegni ad acquistare più prodotti agricoli, energia, beni di capitale e prodotti manifatturieri statunitensi in cambio di minori restrizioni tecnologiche e dazi leggermente più bassi sull'export cinese. Il consenso però è che un’intesa complessiva e definitiva sia improbabile, anche perché i due leader avranno altre occasioni di incontro nei prossimi mesi.
I dazi statunitensi effettivi sulla Cina sono saliti dall'11% di fine 2024 al 22% attuale, anche se il divario rispetto ad altri partner commerciali si è ridotto. La tregua di ottobre 2025 ha temporaneamente abbassato le tariffe e sospeso alcuni controlli all'export su prodotti come le terre rare cinesi: sia Trump sia Xi dovrebbero cercarne il prolungamento. La scadenza è fissata all'11 novembre 2026.
Il Guardian ricorda che nella guerra commerciale del 2025 Xi non si è piegato: di fronte ai dazi americani superiori al 140%, la Cina ha bloccato l'export di terre rare e magneti verso gli Stati Uniti, costringendo Trump a fare marcia indietro. Gli Stati Uniti hanno consumato livelli significativi del proprio arsenale nella guerra contro l'Iran, e molti dei componenti dipendono da catene di fornitura di minerali critici dominate dalla Cina.
Secondo Bloomberg, l'amministrazione Trump punta su quelli che un analista del CSIS, Scott Kennedy, ha definito le "cinque B": Boeing, beans (soia), beef (carne bovina), Board of Trade e Board of Investment. La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha indicato che sono in discussione accordi su agricoltura, aerospazio ed energia, con un possibile ordine storico di aerei Boeing. Sul fronte degli investimenti il quadro è meno avanzato: un funzionario dell'amministrazione ha riferito che non sono attualmente previsti grandi nuovi programmi di investimenti cinesi negli Stati Uniti.
Intelligenza artificiale e semiconduttori
Stati Uniti e Cina sono impegnati in quella che il Guardian definisce una vera e propria guerra fredda tecnologica sull'intelligenza artificiale. Ad aprile la Casa Bianca ha accusato la Cina di sottrarre proprietà intellettuale ai laboratori AI USA “su scala industriale”. Pechino, dal canto suo, è frustrata dalla riluttanza di Washington ad autorizzare l'esportazione dei chip Nvidia più potenti.
A dicembre 2025 Trump ha acconsentito a Nvidia di spedire ai clienti cinesi un acceleratore AI meno potente, l'H200, con il governo statunitense che incasserà una commissione del 25% su ogni unità venduta in Cina. Le spedizioni non sono ancora partite. Funzionari statunitensi hanno anticipato che esploreranno l'apertura di un nuovo canale di comunicazione con Pechino per discutere regolarmente di AI, anche in risposta alle preoccupazioni di aziende come OpenAI, Anthropic e Google sulla pratica della cosiddetta adversarial distillation.
Fentanyl: una rara area di convergenza
Il fentanyl è un punto chiave dell'agenda di Trump. Gli Stati Uniti accusano da tempo aziende cinesi di fornire consapevolmente i precursori chimici ai cartelli messicani. Trump aveva imposto un dazio del 10% sui beni cinesi proprio per fare pressione su Pechino, poi salito al 20%, poi abbassato, infine annullato dalla Corte Suprema.
Un punto di convergenza è emerso: due giorni prima dell'arrivo di Trump, la Cina ha annunciato di aver smantellato una rete di traffico transfrontaliero di droga in un'operazione congiunta con gli Stati Uniti, segnalando progressi sul dossier. Pechino punta a essere rimossa dalla lista annuale del Dipartimento di Stato dei "principali Paesi di transito o produzione illecita di droga", che sarà aggiornata a settembre.
Cosa aspettarsi
Pubblicamente, secondo il Wall Street Journal, Xi e Trump cercheranno di mascherare le divergenze: Xi accoglierà Trump in grande stile.
Le aspettative politiche sono però basse. Elizabeth Economy, ex consigliere per la Cina dell'amministrazione Biden, osserva che "sia Trump sia Xi sono allineati sulla desiderabilità di stabilizzare la relazione e vedono commercio e investimenti come il canale più fertile per raggiungere questo obiettivo nel breve termine".
Per Natixis, però, l'asimmetria del tavolo negoziale è netta: Trump arriva con una mano limitata, avendo di fatto già concesso qualcosa. Ciò che negozierà a Pechino non determinerà solo il futuro di Taiwan, ma anche il futuro equilibrio tecnologico e militare globale, con effetti potenzialmente di lunga durata.
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