USA: cosa aspettarsi dall'inflazione di gennaio

I dati sull’inflazione USA di questa settimana saranno monitorati con attenzione da parte degli operatori. Su base annuale la misura headline dovrebbe passare dal 2,1% al 2,5%, mentre quella core è attesa in contrazione dal 2,6% al 2,5%.

Bloomberg evidenzia però che le probabilità vanno a sfavore di una lettura favorevole, in quanto i dati relativi a gennaio sono elevati a causa della stagionalità residua, in quanto il processo di adeguamento non riesce a tenere conto della tendenza delle imprese ad aumentare i prezzi a inizio anno.

Oltre a ciò l’Adobe Digital Index segnala che lo scorso mese si è verificato il più grande salto dei beni di tutti i recenti mesi di gennaio.

Fonte: ricerca Goldman Sachs

Goldman Sachs vede un dato core al 2,52% a/a, sostanzialmente in linea con il consensus. Gli analisti ritengono che ci saranno 5 tendenze chiave da osservare: la prima riguarda le distorsioni stagionali sulle comunicazioni e sui trasporti privati.

La seconda è il modesto aumento dovuto alle revisioni di inizio anno dei prezzi di categorie come i prodotti sanitari. La terza risiede la pressione al rialzo derivante dai dazi su componenti particolarmente esposte. La quarta è un’inflazione sostenuta nei servizi di viaggio. Infine, è prevista un’inflazione più contenuta nel settore auto.

GS prevede che i dazi continueranno a sostenere i prezzi nei prossimi mesi, con aumenti m/m dello 0,2%-0,3%. Successivamente questi incrementi si ridurranno allo 0,1%-0,2%. A dicembre 2026 il CPI core dovrebbe attestarsi al 2,1%.

Fonti: Bloomberg e ricerca Goldman Sachs

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