USA: c'è ancora speranza per un rimbalzo delle small cap?

Dall’inizio dell’anno al 19 gennaio, il Russel 2000 ha messo a segno la peggior sottoperformance mai registrata nei confronti dell’S&P 500 (-4,1% contro un +1,5%). Questo è il contrario rispetto a quanto avvenuto verso fine 2023, quando le small cap statunitensi sono state guidate dall’ottimismo in merito ad una riduzione dei tassi di interesse da parte della Fed e dalle speranze del soft landing. Con il 2024 le aspettative del mercato sono cambiate per via di dati macro più forti delle attese (ora le stime sono passate a vedere un taglio del costo del denaro da marzo a maggio). 

Tuttavia dai minimi del 27 ottobre il Russell 2000 continua a sovraperformare l’S&P 500 (19% contro 18%). Le speranze di un rialzo delle società a piccola capitalizzazione rimangono vive: l’ultimo sondaggio di Bank of America mostra come per la prima volta da giugno 2021 una quota maggiore di gestori prevede che le small cap guadagnino di più delle large cap nei prossimi 12 mesi. A dicembre, l’ETF iShares Russel 2000 ha segnato un afflusso di capitali record pari a 7,28 miliardi di dollari.



Il Wall Street Journal evidenzia come alcuni investitori confidino nella stagione delle trimestrali come guida alla prossima gamba di rialzo delle small cap, con utili previsti in aumento del 28,2% del 2024. A livello di multipli inoltre le società del Russel 2000 scambiano in leggero sconto rispetto a quelle dell’S&P 500: il P/E forward a 12 mesi delle prime è 15,2x, che si confronta con un 16,7x delle seconde. 

Fonte: Wall Street Journal

Ricordiamo che le small cap sono tenute sotto stretta osservazione dagli investitori, in quanto possono essere considerate come un barometro dello stato di salute dell’economia USA. Questo perché gran parte dei loro ricavi è generata all’interno del territorio domestico.

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