IA: investimenti record, ma la bolla non è ancora qui

JP Morgan ha pubblicato il suo outlook per il 2026. Tra i vari temi approfonditi vi è quello dell’intelligenza artificiale.

Il progresso tecnologico ha portato ad una forte crescita di investimenti infrastrutturali, con le grandi aziende che hanno portato il Capex da 150 miliardi di dollari nel 2023 a 500 miliardi nel 2026. Interessante segnalare che la spesa di Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle e Nvidia rappresenta circa il 25% delle Capital Expenditures di tutto il mercato USA.

Nel 2025, questi investimenti hanno contribuito alla crescita del PIL più della spesa dei consumatori e dovrebbero continuare ad essere un importante fattore di aumento anche nel 2026.

Sebbene questi numeri potrebbero sembrare eccessivi, rappresentano circa l’1% del PIL. Nei precedenti cicli di investimento nelle tecnologie generali, i picchi sono arrivati tra il 2% e il 5% del PIL.

JPM ritiene che l’adozione dell’IA continuerà anche in futuro.

Ci troviamo in una bolla?

Quasi il 40% della market cap dell’S&P 500 risente dell’impatto diretto o delle percezioni legate all’IA, con investimenti, infrastrutture e aumenti di produttività. Per i prossimi anni, il tema sarà ragionevolmente il motore più importante dei rendimenti del mercato azionario.

Solitamente, le bolle seguono un pattern: si inizia con l’idea che il mondo stia cambiando, con un cambio di paradigma, chi sostiene la tesi sviluppa capacità di soddisfare la domanda futura, la bolla inizia a formarsi perché il credito è ampiamente disponibile, la leva e il peggioramento degli standard di sottoscrizione provoca una disconnessione tra le valutazioni dei mercati e i fondamentali, sempre più investitori si uniscono all’euforia, fino a quando non si verifica lo scoppio.

Quali step ha rispettato l’IA?

Innanzitutto, anche se il paradigma sta cambiando non si sta verificando l’eccesso di capacità che si era visto con il boom ferroviario del 1840 e il boom di internet di fine anni 90. I tassi di sfitto dei data center sono al minimo storico e tre quarti della capacità dei data center in costruzione sono già stati pre-affittati. Tutta la catena di valore di IT, energia e data center è scarsa rispetto alla richiesta.

Con il taglio dei tassi della Fed, è probabile che il credito finanzierà ulteriori investimenti nell’IA, specie se si considera la bassa leva finanziaria delle large cap e gli oltre 500 miliardi di dollari di credito privato disponibile.

Nel ciclo di espansione legato all’intelligenza artificiale, si sta assistendo a una progressiva accelerazione dell’ingegneria finanziaria, con maggiore ricorso alla leva e a nuovi strumenti di finanziamento. Tuttavia, nonostante la diffusione di meccanismi più sofisticati, non emergono segnali evidenti di eccessi paragonabili a quelli riscontrati in altre fasi storiche di forte espansione.

Al momento i flussi di cassa generati dai principali operatori del settore risultano ancora superiori a investimenti e dividendi, suggerendo che la crescita dell’IA rimanga supportata soprattutto da risorse interne e non da un utilizzo aggressivo del debito. In prospettiva, l’indebitamento potrebbe aumentare con il proseguire degli investimenti, ma con una dinamica per ora sostenibile.

Fonte: ricerca JP Morgan

Nel dibattito sui rischi di una possibile bolla legata all’intelligenza artificiale, uno dei punti centrali riguarda l’evoluzione delle valutazioni. Come in ogni fase speculativa, i prezzi tendono a crescere oltre ciò che fondamentali e i cash flow giustificherebbero. Oggi questo fenomeno appare più evidente nei mercati privati, dove le startup IA mostrano una dinamica di valutazione molto più accelerata rispetto alle aziende non specializzate, soprattutto nelle fasi di finanziamento avanzate. Nei mercati pubblici il quadro è meno euforico. Eventuali tensioni speculative sembrano oggi concentrate nel private market.

La dinamica tipica delle bolle prevede l’ingresso progressivo di nuovi investitori attratti dall’idea che l’aumento dei prezzi possa autosostenersi. Anche nel caso dell’AI emergono alcuni segnali di crescente entusiasmo. Tuttavia, pur rilevando l’esistenza degli ingredienti necessari per una fase speculativa, il rischio più concreto sembra riguardare la possibilità che una bolla si sviluppi nei prossimi anni, piuttosto che essere già arrivati al suo apice.

A questo punto, il tema centrale per gli investitori non è tanto se siamo o meno in una bolla, ma chi riuscirà a beneficiare davvero della trasformazione tecnologica in corso. Più che prevedere le dinamiche speculative, la vera sfida consiste nell’individuare quali aziende sapranno trasformare l’innovazione in ritorni sostenibili per gli investitori.

Il principale limite allo sviluppo

Il limite più grande allo sviluppo dell’IA risiede nell’energia elettrica. Negli USA, circa il 70% dei mercati regionali dell’elettricità è sotto pressione, con una domanda destinata a crescere in modo importante.

Questo incremento della richiesta dovrà fare i conti con un invecchiamento delle infrastrutture: il 70% delle linee di trasmissione dell'energia elettrica ha più di 25 anni. Pertanto, gli investimenti nel settore saranno cruciali.

Fonte: ricerca JP Morgan

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