Azioni USA: i recenti cali devono preoccupare?
In una ricerca piuttosto recente, Deutsche Bank fa notare un comportamento piuttosto ricorrente sui mercati nel 2026: le forti vendite sono sempre state riassorbite in maniera importante. Nonostante ci siano stati dei forti cali settoriali, è da notare che gli indici aggregati sono rimasti piuttosto stabili.

Da inizio anno, i temi che hanno innescato le vendite sono: i rischi geopolitici, la questione Groenlandia, le preoccupazioni in merito al Capex, il crollo dei metalli preziosi e le preoccupazioni legate alle società SaaS.
Un’eccezione è rappresentata da quanto avvenuto con le vendite del 5 febbraio, con il future sul NASDAQ 100 che dopo la trimestrale di Amazon ha chiuso sui minimi di giornata.
In ogni caso, nella storia i ribassi più duraturi sono sempre coincisi con una rivalutazione negativa delle prospettive macroeconomiche, che per ora non è avvenuta in modo significativo.
Per fare alcuni esempi, le discese relative al “Liberation Day” hanno coinciso con i timori di una recessione negli USA. Nel 2022, i ribassi sono avvenuti con il più rapido ciclo di aumenti dei tassi dal 2022. Più indietro, con la bolla delle dot-com, c’è stata un’improvvisa revisione al ribasso delle prospettive di crescita statunitensi.
Ad oggi il quadro economico globale è solido.
DB ritiene che fino a quando l’outlook per l’economia rimarrà solido, allora le azioni potranno continuare a registrare rialzi.
Fonte: ricerca Deutsche Bank
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