USA: differenza tra CPI e PCE, le implicazioni per la Fed

Interessante una recente ricerca svolta da Nicholas Van Ness di Credit Agricole in merito alla differenza tra le due principali misure dell’inflazione USA (CPI e PCE) e il possibile impatto sulla politica monetaria del loro gap.

Innanzitutto, vale la pena ricordare che il CPI è elaborato del Bureau of Labor Statistics, mentre il PCE dal Bureau of Economic Analysis. Nel tempo, queste misure tendono ad avere tendenze simili ma i valori esatti differiscono: in media il CPI tende ad essere superiore al PCE, dal 2010 al febbraio 2020 lo spread per la variazione headline era di 25 punti base, mentre per quella core si passa a 27 punti base. Questo divario cambia nel tempo e non è costante, si pensi ad esempio nel periodo Covid quando per qualche mese il PCE è stato superiore all’indice dei prezzi al consumo.

Negli ultimi mesi il gap si è allargato: mentre il CPI è rimasto stabile, il PCE ha dato maggiori segnali di progresso: a novembre la differenza è stata di 50 punti base per l’headline e di 85 per il la core.

Le differenze



Quali sono le differenze tra CPI e PCE? CA le raggruppa in 4 categorie: formula, peso, portata e altro.

  • Formula: la prima differenza è quella relativa al calcolo. Il CPI si basa sulla formula Laspeyres, mentre il PCE su una di Fisher-Ideal. La principale differenza è relativa al fattore dei consumatori, più considerato nel PCE. Questo indice tende a risultare più basso perché è più veloce a catturare lo spostamento della spesa dalle categorie di articoli più costosi. 
  • Peso: i pesi delle categorie considerate dalle due misure derivano da fonti dati diverse. 
  • Portata: rappresenta la differenza concettuale tra le categorie di spesa coperte dalle misure. Questo implica che alcuni elementi del CPI sono fuori dal campo di applicazione del PCE e viceversa. 
  • Altro: come ad esempio le differenze nelle modalità di calcolo di voci specifiche o i fattori di destagionalizzazione. 


Fonte: ricerca Credit Agricole

A livello di importanza, la componente abitativa è molto più importante nel CPI, mentre il PCE da una maggiore rilevanza all’assistenza sanitaria.

Le categorie da monitorare



Credit Agricole ritiene che le principali categorie da monitorare siano 4:

  • La componente abitativa: gli affitti costituiscono il 35% del CPI. Gran parte di questo valore deriva dagli owners’ equivalent rent (26%) e dall’affitto dell’abitazione principale (circa 8%). Per il PCE questa componente vale circa il 15,5% (gli OER costituiscono circa il 12%, mentre gli affitti costituiscono il 3,4%). Questo è uno dei principali responsabili del gap tra le due misure.
  • La componente di assistenza sanitaria, che per il CPI vale il 6% con i servizi professionali che valgono il 3,5% e quelli ospedalieri e correlati il 2,3%. Per il PCE il valore è del 16%, con i servizi ambulatoriali che hanno una quota del 7,5% e quelli ospedalieri e delle case di cura all’8,5%. Ricordiamo che il PCE include sia le “spese vive” che quelle pagate da terzi per conto dei consumatori (come le assicurazioni).
  • La componente delle assicurazioni auto, con il PCE che ne da un peso minore per via del fatto che le richieste di risarcimento vengono sottratte all’importo del premio. Per il PCI questo elemento vale il 3%, per il PCE solo lo 0,5%. 
  • Le assicurazioni sanitarie, che nel PCE vengono calcolate come evidenziato nel punto precedente e il peso è di circa l’1%. Tuttavia, per via del fatto che queste assicurazioni vengono spesso pagate dal datore di lavoro, la ponderazione nel CPI è di circa lo 0,5%.

Gli analisti prevedono che queste tendenze manterranno il gap tra le due misure elevato per gran parte del 2024: il valore potrebbe raggiungere i 100 punti base per tutto il primo trimestre, per poi ridursi.

Le implicazioni per la Fed



Il quadro inflazionistico USA cambia notevolmente a seconda che si guardi il CPI o il PCE. Ricordiamo che la Fed guarda più da vicino quest’ultimo valore, in quanto i pesi della spesa possono cambiare mentre le persone sostituiscono beni e servizi con altri; il PCE copre meglio i le categorie di beni e servizi; i dati storici del PCE possono essere rivisti. CA ritiene che i dati del PCE continueranno ad essere più bassi rispetto a quelli del PCI nei prossimi mesi, portando la Federal Reserve ad un approccio più dovish. I tagli potrebbero quindi arrivare a giugno o a maggio a seconda delle prossime letture del PCE.

Fonte: ricerca Credit Agricole

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