Ecco cosa attendersi dai magnifici 7 nel corso del 2024

Nel corso del 2023 una delle caratteristiche del mercato azionario è stata quella relativa alla sovraperformance dei “magnifici 7”, ossia Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla. In una recente ricerca, Goldman Sachs evidenzia che questi titoli rappresentano il 29% della capitalizzazione dell’S&P 500 e hanno registrato un rendimento complessivo del 71% nel corso dell’anno contro il 6% degli altri 493 titoli che compongono il listino. Ciò significa che queste azioni hanno contribuito al 76% di rialzo del principale indice di Borsa USA. Uno dei motivi per questo rialzo è però relativo al forte calo registrato nel 2022 (-39% contro il -11% medio dei restanti titoli).   Fonte: ricerca Goldman Sachs GS evidenzia che non esiste una relazione storica tra la sovraperformance dei 7 titoli principali dell’S&P 500 e gli altri e si aspetta che questo fenomeno continui anche nel 2024. Tuttavia, questa eventuale operazione non è giudicata molto interessante visto il basso rapporto tra rischio e rendimento. In ogni caso, ci sono diversi motivi per avere una view positiva su queste società, come un CAGR 2023-2025 dei ricavi più alto (11% contro 3%), margini 2023 più alti (22% vs 10%) e un rapporto di reinvestimento maggiore (61% nei confronti del 18%). Il focus sarà confrontare le vendite e gli utili con le aspettative attuali. Fonte: ricerca Goldman Sachs Nel 2000 infatti, la sottoperformance degli allora “magnifici 7” si è verificata nel momento in cui queste aziende non sono riuscite a soddisfare le elevate attese sulla crescita, elemento che ha causato un crollo dei multipli. Se ciò avvenisse nuovamente, allora è probabile che le valutazioni si avvicinino a quelle del resto dell’indice. Dei possibili driver di un ribasso potrebbero essere relativi al minore entusiasmo sul tema dell’intelligenza artificiale o un esito sfavorevole dei processi antitrust. Gli esperti evidenziano che anche un migliore contesto di crescita per gli altri titoli implicherebbe una sottoperformance dei magnifici 7. Un recupero verrebbe innescato anche da un contesto di un sostanziale ribasso dei tassi di interesse e di crescita stabile. Fonte: ricerca Goldman Sachs Per i 7 un problema è rappresentato anche dalla loro concentrazione negli hedge fund: i dati di GS Prime Services mostrano che all’inizio del 2023 le esposizioni nette degli hedge fund USA single stock sui titoli tech a grande capitalizzazione si collocavano al dodicesimo percentile rispetto allo storico dal 2016. Oggi il valore è cresciuto al 99° percentile. I tassi non sono giudicati invece un fattore determinante per la performance dei magnifici 7 nel 2023. Fonte: ricerca Goldman Sachs

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La Cina lascia i tassi sui mutui a 1 e 5 anni fermi

In Cina, le banche commerciali hanno mantenuto i tassi di riferimento sui mutui a 1 e 5 anni fermi rispettivamente al 3,45% e al 4,2%. Diversi analisti evidenziano come il Paese potrebbe aver chiuso con i tagli dei tassi, cercando altre modalità di sostegno dell’economia e della crescita del credito guardando al 2024. Gli economisti di Bloomberg Intelligence si aspettano infatti un ulteriore allentamento, ma con il focus principale basato sullo stimolo alla crescita creditizia che alla riduzione dei costi di finanziamento.

Moody's migliora l'outlook sull'Italia da negativo a stabile

Lo scorso 17 novembre, a mercati chiusi, Moody’s ha mantenuto il rating sull’Italia al gradino più basso, Baa3, migliorando però l’outlook da “negativo” a “stabile”. Per l’agenzia il Paese ha visto una stabilizzazione delle prospettive economiche, del settore bancario e delle dinamiche del debito pubblico. Inoltre, ci sono meno pericoli per le forniture energetiche: questo fattore insieme all’implementazione del PNRR sostiene le prospettive di medio termine. Moody’s ritiene che il deficit sarà al 4,4% del PIL nel 2024, mentre il rapporto debito/PIL arriverà al 140,3% quest’anno (era 141,7% nel 2022).

Dichiarazioni Wunsch (BCE) su possibili nuovi rialzi dei tassi

Pierre Wunsch, Presidente della Banca centrale del Belgio, ha detto che la BCE potrebbe dover alzare ancora i tassi se le scommesse sul mercato sul taglio del costo del denaro dovessero compromettere l’orientamento politico dell’istituto. Wunsch nota che gli investitori hanno una visione ottimistica e se tutti credono che l’Eurotower abbasserà i tassi, allora ciò potrebbe indicare che la politica monetaria è meno restrittiva. In questo quadro, si starebbe sottovalutando la possibilità che si debba fare di più o che il costo del denaro andrà mantenuto più a lungo sui livelli attuali.

ETF sul BItcoin: nel tempo il mercato potrebbe raggiungere il valore di 100 miliardi di dollari

Entro metà gennaio 2024, la Securities and Exchange Commission dovrebbe dare il via libera agli ETF sul Bitcoin dopo aver passato circa 10 anni a rifiutare queste proposte. Le stime di Bloomberg Intelligence mostrano che il coinvolgimento nel mercato di pesi massimi di BlackRock, Fidelity e Invesco potrebbe portare l’ETF a valere 100 miliardi di dollari. Tra i motivi dell’entusiasmo del mercato troviamo gli incentivi dell’industria del money management e il fascino delle valute digitali nel sistema finanziario. Bloomberg ricorda che al momento sono disponibili ETF solo sul future sul Bitcoin, che possono comportare costi aggiuntivi e pesare sui rendimenti. A chi interessa l’investimento “puro” deve rivolgersi a piattaforme come Coinbase. Per alcuni analisti, questo strumento riuscirà a normalizzare un’asset class screditata negli ultimi anni, potenzialmente ridisegnando il mercato in modi inediti. Fonte: Bloomberg

Dichiarazioni de Cos (BCE) su politica monetaria

Pablo Hernandez de Cos, Presidente della Banca centrale spagnola, ha detto che è ancora prematuro sia parlare di tagli nei tassi di interesse che fare previsioni sul futuro della politica monetaria. L’esponente del board della BCE ha ribadito il fatto che il livello attuale del costo del denaro, se mantenuto per un tempo sufficientemente lungo, può essere sufficiente a riportare i prezzi al 2% nel medio termine. De Cos ha evidenziato che nel breve e medio termine non ci si dovrà aspettare elementi espliciti di forward guidance.

Le azioni sotto la lente 

  • Berenberg ha alzato il target price su UnICredit da 31 a 34 euro
   

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