Europa: quali effetti dai nuovi dazi USA?

Nel fine settimana, Trump ha annunciato che gli Stati Uniti imporranno dazi del 10% a Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia a partire dal 1° febbraio. L’intenzione è poi quella di aumentare questa questa tariffa al 25% dal 1° giugno, mantenendola a questo livello fino a che gli Stati Uniti non avranno raggiunto un accordo per l’acquisto della Groenlandia.

Gli analisti di Goldman Sachs ritengono però che sia alta l’incertezza in merito all’eventualità che questi dazi vengano effettivamente applicati.

Fonte: ricerca Goldman Sachs

Le tariffe verrebbero applicate a Paesi dell’UE che rappresentano circa 270 miliardi di esportazioni verso gli USA (circa la metà dell’UE) e varrebbero circa il 3%-3,5% del PIL in Germania, Paesi Bassi e Finlandia se applicate su tutte le esportazioni di merci e l'1,5%-2% del PIL se applicate solo alle merci soggette a tariffa reciproca.

In totale, l’export interessato rappresenterebbe circa l’1%-1,5% del PIL dell’Eurozona e l’1%-2% di quello del Regno Unito.

Fonte: ricerca Goldman Sachs

GS prevede che, a causa della contrazione degli scambi commerciali, l’introduzione del dazio del 10% ridurrebbe il PIL reale dei Paesi interessati dello 0,1%-0,2%.

Da un lato, il calo potrebbe essere peggiore in caso di effetti negativi su fiducia e mercati finanziari, dall’altro si potrebbe osservare un calo minore se i Paesi interessati reinderizzassero il commercio attraverso i Paesi dell’UE non soggetti al dazio.

Con un’imposizione al 25%, si avrebbe un impatto dello 0,25%-0,50%. Questi effetti negativi si aggiungerebbero al calo dello 0,4% stimato a seguito degli aumenti dei dazi del 2025.

In assenza di ritorsioni, gli effetti sull’inflazione sarebbero molto contenuti a causa del calo della domanda. I tassi dovrebbero invece scendere.

Le possibili ritorsioni di Eurozona e Regno Unito

Ci sono principalmente tre opzioni che l’UE potrebbe prendere in considerazione come ritorsione:

  1. La prima misura risiede nel ritardare l’implementazione dell’accordo commerciale con gli USA, in quanto serve la ratifica del Parlamento europeo.
  2. Il secondo provvedimento riguarda l’imposizione di dazi su beni USA sulla base degli elenchi approvati nel 2025, che includono 25 miliardi di euro corrispondenti al valore delle tariffe statunitensi su acciaio e alluminio. In alternativa si potrebbe guardare ai piani precedenti che riguardavano liste fino a 93 miliardi di euro. Decisioni di questo tipo eserciterebbero una modesta pressione al rialzo sull’inflazione EU.
  3. Infine, la terza alternativa è lo strumento anti-coercizione. L’attivazione di questa opzione non significherebbe l’attuazione, che richiede diversi passaggi. Tuttavia, potrebbe concedere tempo per la negoziazione.

L’approccio del Regno Unito sarà probabilmente diverso e improntato al dialogo diplomatico, seguendo l’atteggiamento adottato durante i negoziati del 2025.

Fonte: ricerca Goldman Sachs

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