Il FMI taglia le stime di crescita globale

Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2026, portandole al 3,1% dal 3,3% stimato a gennaio, nello scenario di riferimento che assume un conflitto relativamente breve e un rialzo moderato dei prezzi energetici.

Il Fondo delinea inoltre tre scenari alternativi. In quello intermedio, la crescita mondiale scenderebbe al 2,5%, con un’inflazione al 5,4%. Nello scenario più severo, caratterizzato da prezzi del petrolio medi a 110 dollari nel corso dell’anno, il PIL globale scivolerebbe sotto il 2%, soglia che il FMI considera compatibile con una recessione globale, evento verificatosi solo 4 volte dal 1980. In questo caso, l’inflazione salirebbe al 5,8% nel 2026, per poi accelerare ulteriormente al 6,1% nel 2027.

Le economie emergenti sarebbero le più colpite, con una crescita rivista al 3,9% dal 4,2% di gennaio. Tra le principali economie avanzate, spiccano i tagli per Germania e Regno Unito, che sono attesi crescere appena dello 0,8% ciascuno.

Gli Stati Uniti, grazie al loro status di esportatori netti di energia, risentirebbero in misura più contenuta del conflitto e sono previsti in crescita del 2,3%. La Cina è attesa al 4,4%, con le misure di stimolo che compenserebbero solo in parte l’impatto dello shock.

Più marcato il rallentamento nell’area mediorientale e centroasiatica, dove la crescita è attesa all’1,9%, in netto calo rispetto al 3,6% del 2025. Il PIL dell’Iran è invece previsto contrarsi del 6,1%.

“L’impatto dello shock dipenderà dalla durata e dall’intensità del conflitto, nonché dalla velocità con cui produzione e flussi energetici torneranno alla normalità una volta cessate le ostilità”, ha dichiarato il capo economista del Fondo, Pierre-Olivier Gourinchas.

 

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