Tra negoziati e tensioni: la settimana dei mercati

È stata una settimana dominata dal conflitto in Iran, con i mercati che hanno oscillato violentemente al ritmo di ogni dichiarazione diplomatica o militare, alternando una sessione di forte rimbalzo a giornate di vendite generalizzate. Il Brent ha guadagnato oltre il 50% dall'inizio del conflitto, toccando picchi sopra i 110 dollari prima di ritracciare.

Negoziati contraddittori e reazioni immediate dei mercati

Sul fronte negoziale, il quadro è rimasto profondamente contraddittorio per tutta la settimana. Lunedì Trump ha annunciato una pausa di cinque giorni dagli attacchi alle infrastrutture energetiche, citando “conversazioni produttive” con Teheran: nel giro di cinque minuti il petrolio è crollato del 13%, l'S&P 500 ha aperto in rialzo del 2,2% salvo ridurre i guadagni a fine seduta dopo la smentita iraniana.

Mercoledì la Casa Bianca ha confermato l'esistenza di un piano in 15 punti consegnato a Teheran tramite il Pakistan, con Trump che si è dichiarato in “ottima posizione negoziale”. L'Iran ha però respinto il piano e avanzato le proprie condizioni: garanzie contro futuri attacchi, risarcimenti per i danni di guerra e riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.

Giovedì Trump ha esteso ulteriormente la pausa di 10 giorni, fissando la nuova scadenza al 6 aprile, mentre Teheran stava lavorando a una legge per istituzionalizzare pedaggi di transito fino a 2 milioni di dollari a viaggio. A complicare il quadro diplomatico, il Wall Street Journal ha riportato che l'Arabia Saudita, che starebbe anche valutando di entrare in guerra, ha concesso agli Stati Uniti l'accesso alla base aerea King Fahd, mentre il Principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe spinto Trump a proseguire il conflitto.

Rob Kapito di BlackRock ha aggiunto che gli investitori stanno sottovalutando i rischi del conflitto: anche in caso di fine imminente della guerra, la crescita potrebbe subire un impatto fino a 2 punti percentuali e il petrolio toccare i 150 dollari al barile per via dei tempi di ripristino delle catene di fornitura.

Escalation militare e rischio di operazione di terra

Sul fronte militare, il dispiegamento di forze nella regione è accelerato nel corso della settimana: due Marine Expeditionary Unit per circa 5.000 soldati, oltre 1.000 uomini della 82ª Divisione Aviotrasportata e, secondo il Wall Street Journal, la valutazione di inviare ulteriori 10.000 soldati.

I movimenti hanno alimentato timori concreti di un'operazione di terra, con tre scenari principali sul tavolo, cattura dell'isola di Kharg, sequestro delle scorte di uranio arricchito e dispiegamento costiero per forzare la riapertura dello Stretto. L'ex Segretario alla Difesa James Mattis ha rotto con Trump, dichiarando che "i successi militari non si traducono in risultati strategici".

Banche centrali più caute: inflazione torna in focus

Lato Banche centrali, la settimana ha visto un crescente allineamento hawkish. Tre governatori della Fed, Cook, Barr e Jefferson, hanno espresso preoccupazione per le ricadute inflazionistiche del conflitto, preferendo mantenere i tassi invariati in attesa di valutare l'evoluzione della situazione.

Cook ha sintetizzato la posizione con chiarezza: “l'equilibrio dei rischi si è spostato verso l'inflazione”. Per la BCE, i mercati prezzano fino a tre rialzi da 25 punti base entro fine anno. L'OCSE ha intanto alzato le stime sull'inflazione per i Paesi del G20 al 4% per l'anno in corso.

Private credit sotto pressione e rischi sistemici latenti

Per il private credit, la pressione non si è allentata. Apollo Global Management ha limitato i rimborsi dal suo fondo da 25 miliardi di dollari al 5% delle quote, dopo richieste di riscatto all'11,2%, con gli investitori che riceveranno solo il 45% del capitale richiesto. Lloyd Blankfein, ex CEO di Goldman Sachs, ha avvertito che l'accumulo di asset privati invenduti nei portafogli potrebbe essere sopravvalutato: “più tempo passa dall'ultima scintilla, più il rischio di un incendio sistemico cresce”.

Notizie corporate e tensioni commerciali globali

Tra le notizie corporate, Poste Italiane ha lanciato un'offerta da 10,8 miliardi di euro per acquisire il controllo totale di Telecom Italia, con un premio del 10% rispetto alla chiusura di venerdì e sinergie attese a regime di circa 700 milioni di euro annui. Arm Holdings ha annunciato l'ingresso nel mercato dei chip con il suo primo prodotto, l'AGI CPU, puntando a ricavi di 15 miliardi di dollari annui entro cinque anni con Meta come primo cliente.

Stando a The Information, SpaceX potrebbe depositare il prospetto per la sua IPO già questa settimana, mirando a raccogliere oltre 75 miliardi di dollari con una valutazione superiore a 1.750 miliardi. Sul fronte commerciale, la Cina ha avviato due indagini sulle pratiche statunitensi in risposta alle inchieste Section 301 di Washington, in vista del summit Trump-Xi spostato a maggio.

Infine, il Senato USA ha approvato il finanziamento del Department of Homeland Security, ponendo fine a uno shutdown parziale che aveva paralizzato la sicurezza aeroportuale con oltre 480 agenti TSA dimessi.

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