Oro: prezzi verso i 6.000 dollari con le tensioni geopolitiche

UBS ha aggiornato le sue previsioni sul prezzo dell’oro. In particolare, gli analisti notano che le performance del metallo giallo durante i conflitti militari possono essere altalenanti.

Fonte: ricerca UBS

L’esempio più recente è l'andamento delle quotazioni dopo l’attacco di USA ed Israele all’Iran, che hanno provocato un rialzo a 5.400 dollari seguito da una stabilizzazione tra i 5.000 e i 5.300 dollari. Il comportamento non è nuovo, in quanto in questo genere di eventi gli investitori cercano liquidità e considerano alternative come gli asset energetici.

Un altro esempio si può vedere dopo l’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina: l’oro ha segnato un rally del 15%, seguito da un calo del 15%18% dopo che la Fed ha alzato i tassi. Durante la guerra del Golfo e quella in Iraq sono successe cose simili, con le quotazioni che sono diminuite con l’allentamento delle tensioni.

Gli analisti di UBS ritengono che le tensioni geopolitiche manterranno elevata la volatilità. Oltre a questo, c’è ulteriore complessità derivante dalle problematiche relative alla logistica del mercato globale. Con gran parte dello spazio aereo mediorientale chiuso, il trasporto dei lingotti è sempre più difficile.

Il metallo giallo protegge principalmente da rischi monetari e meno dalle minacce dirette in tempo di guerra.

Ma quale potrebbe essere l’obiettivo ora? L’aumento del debito USA, le tensioni geopolitiche e la tendenza alla de-dollarizzazione, potrebbero portare le quotazioni verso i 5.900-6.200 dollari nel 2026.

Fonte: ricerca UBS

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