Materie prime
Petrolio: 4 rischi chiave che possono spingere il Brent
Le quotazioni del petrolio sono il tema principale dell’ultimo periodo. Nel breve periodo, Goldman Sachs ritiene che i prezzi continueranno a salire fino a che i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz rimarranno molto ridotti.
Oltre a questo, il Brent potrebbe superare il massimo storico del 2008 se i flussi restano depressi e il mercato continuasse a prezzare il rischio di interruzioni prolungate.
Nel lungo periodo, GS identifica 4 rischi:
- Il primo riguarda una riduzione dell’output più lunga del previsto. Osservando i 5 maggiori shock di offerta degli ultimi 50 anni, viene stimato un calo medio della produzione del 42% dopo 4 anni, spesso provocato dai danni alle infrastrutture e a scarsi investimenti.
- Il secondo rischio riguarda l’OPEC, con il Cartello che potrebbe rilasciare una notevole capacità di riserva dopo la riapertura dello Stretto per contribuire a stabilizzare i mercati.
- Il terzo risiede nell’accelerazione della costituzione di scorte strategiche a partire dal 2027, ipotizzando che a fine 2026 le riserve siano basse e da un aumento dei target.
- Il quarto è il rallentamento della crescita della domanda, causato dai prezzi alti.

Nel 4° trimestre 2027, ecco quali potrebbero essere gli effetti sul Brent (variazioni rispetto allo scenario base di 69$/bbl):
- 24 dollari al barile se i flussi dallo Stretto di Hormuz restano bassi per 60 giorni;
- 20 dollari al barile se la produzione del Medio Oriente resta sotto 2 milioni di barili al giorno dopo la riapertura dello Stretto;
- 42 dollari al barile se si verificano entrambe le condizioni citate sopra;
- -4 dollari al barile se la produzione dell’OPEC resta più alta di 1 milione di barili al giorno a partire dal 3° trimestre 2026;
- 12 dollari al barile se l’accumulo di scorte strategiche globali dovesse procedere ad un ritmo superiore a 1,2 milioni di barili al giorno rispetto allo scenario base a partire dal 2027.
Fonte: ricerca Goldman Sachs
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